sabato 6 dicembre 2014

Patriottismo

Sempre più spesso usiamo parole straniere.
Soprattutto le scriviamo e le leggiamo.
Molte parole sono diventate talmente familiari che quasi non saprei tradurle in italiano, un po' come certe espressioni dialettali che non hanno una parola corrispondente precisa, ma hanno un significato ben definito che tutti capiscono.
Di altre ne ignoro completamente il significato.
Alcune le cerco sul traduttore che puntualmente mi dà un significato che non c'entra un cazzo con il contesto e quindi morirò senza saperlo.
Oppure chi l'ha scritto voleva fare uno scherzo al lettore, una presa per il culo diciamo.
Credo sia giusto sentirci internazionali, ci fa credere di far parte di qualcosa più grande di questa nostra piccola penisola.
"Cittadini del mondo" ormai si dice.
Molta gente usa termini stranieri con una facilità disarmante, ma zoppicano parecchio sull'italiano. Non fa niente, fa più figo parlare inglese.
Forse si vergognano di essere italiani, non so.
Pubblicità, giornali, persino nei volantini che ti danno all'uscita del centro commerciale per invitarti all'apertura dell'ennesimo locale.
Ora ascoltate: per dirmi che apre un'altra pizzeria c'è bisogno di usare tutte queste parole inglesi? Ok la modernità, la globalizzazione, ma non mi piace per niente.
Ogni volta che leggo troppe parole straniere che sono state forzatamente inserite, ripenso sempre al mio professore di ginnastica educazione fisica delle superiori.
Ero un uomo sulla cinquantina, quadrato e disciplinato come solo quelli fissati con l'atletica possono essere.
Dichiaratamente di destra, un piccolo duce atletico diciamo.
Coerente con la figura del duce, odiava tutto ciò che non era italiano.
"Fate allungamenti muscolari, ragazzi"
"Prof, che significa? Dobbiamo fare stretching?"
Lui si arrabbiava da morire, diventava tutto rosso e la giugolare pompava litri e litri di sangue al secondo. Con gli occhi iniettati di sangue e fuori dalle orbite ci urlava:
"Ho detto ALLUNGAMENTI MUSCOLARI !!! Se esiste una parola italiana la DOBBIAMO usare!!!"
All'epoca mi faceva molto ridere, molte volte lo prendevamo anche in giro.
Ma, in fondo in fondo, sono d'accordo con lui.
Scusatemi, sono vecchia.

P.S.
Una parentesi particolare meritano tutti quelli che, ogni due per tre, buttano nei loro scritti una frase in latino.
Ecco. Ve lo devo dire.
Se la chiamano lingua morta, ci sarà pure un cazzo di motivo.
Apprezzo la vostra tenacia nel voler tenere in vita qualcosa morto e sepolto semplicemente perché siete stati OBBLIGATI a sprecare metà della vostra adolescenza a tradurre testi quando forse era meglio uscire con gli amici e godersi la gioventù.
Forse la mia è solo invidia. All'istituto per geometri già eri un genio se sapevi cos'era un congiuntivo, poi se lo sapevi pure usare andavi direttamente a ritirare il Nobel in segreteria.
Scusate lo sfogo, ma ogni volta che leggo una frase in latino (che gira e gira sono sempre quelle dieci e ormai le ho imparate anche io) mi viene da prendere lo scrittore e dirgli "Bravo, bravo!! Applausi!!! Abbiamo capito che hai fatto il liceo e allora?? Un bel sticazzi??"

martedì 2 dicembre 2014

Verde Natale

Dopo questo e questo, quest'anno mi ero ripromessa che non ne avrei parlato.
Sono stata zitta zitta, buona buona e ho taciuto.
Ho fatto un passo indietro per non farmi travolgere.
Poi tanto alla fine so che vengo risucchiata e risputata come un cavallone a luglio.
Che sono un po' intollerante al Natale ormai si sa.
Per me che sono atea sempre meno religiosa il Natale ha un profumo diverso.
Niente belle parole, niente discorsi stucchevoli da bacio perugina.
E' un momento piacevole da passare con le persone che amo. Punto.
Lo faccio anche in altri momenti, ma a dicembre c'è tutta un'altra atmosfera.
Comunque il fatto che è già un mese che vedo in giro alberi addobbati e lucine e renne scintillanti non mi aiuta per niente. Anzi mi fa un po' schifo. Ma son gusti, per carità.
Ritornando al discorso principale...
La scuola di Diego organizza la solita recita, che a quanto pare sembra essere il perno dell'istruzione delle nuove generazioni. Non si parla altro da settimane.
"Ma domani hanno la verifica di storia?" provo a chiedere alle mamme all'uscita, tanto per far conversazione.
"Eccheneso.....comunque i calzettoni devono essere marrone testa di moro, tutti uguali mi raccomando!!!"
O_o
Capite benissimo che non posso farcela. Almeno senza drogarmi, intendo.
Ho fatto finta di niente, ho dato i miei soldini per comprare l'occorrente (compresi i calzettoni testadi....), e sono stata calma calma (tutti gli aggettivi che ripeto due volte è perchè mi sono costati una fatica tremenda).
Il prossimo mercoledì va in scena la recita e credevo di aver superato il binomio Natale-scuola illesa.
Ma mi sbagliavo.
Venerdì scorso Diego viene a casa con un avviso che diceva: "Portare un gomitolo di cotone, non troppo sottile ma resistente, color verde Natale."
Ecco.
Per quanto io possa fare meditazione, cercare di mantenere la calma è un livello che non ho ancora raggiunto. Ma ci devo lavorare, lo so.
Premetto che ODIO ho un'avversione per tutto ciò che riguarda taglio, cucito, lavoretti ecc...mi sembra che l'avvisso fosse un po' carente di particolari.
Ma questa merda di filo ha uno spessore?
E poi, che cazzo significa verde Natale?
Conoscevo il verde prato, mela, bandiera, bottiglia, acido, militare, pisello, menta, acqua ma verde Natale...
Uccidiamo tutte le maestre del mondo!!!!... è stato il mio primo pensiero.
Se i pensieri fossero punibili avrei sulle spalle almeno quaranta ergastoli.
M'è partito l'embolo, che hai voglia a prendere la pasticca per la pressione.
Non ho voluto informarmi con le altre madri, perchè a quanto pare sono l'unica a non essere mai entrata in una merceria e non avevo voglia di perdere fiato a discutere sul significato della tonalità richiesta.
Rientrato l'embolo sono andata in merceria (per la cronaca ho cercato su Google maps...).
La commessa ancora ride.
Per la mia faccia impaurita entrando in un posto per me infernale.
E per la richiesta assurda che le ho fatto, seguita naturalmente da numerosi sproloqui nei confronti di tutte le insegnanti dell'universo.
Alla fine sono uscita con un gomitolo verde abete (???).
La maestra ha un po' storto il muso, ha detto a Diego che 'va bè, ci metteremo qualche brillantino e andrà bene lo stesso'.
Stupida io che non ho pensato che il verde Natale doveva essere luccicante.
L'anno scorso avevo lanciato una petizione contro i flauti a scuola.
Quest'anno aprirò un banchetto per la raccolta firme per l'abolizione dei "lavoretti" di Natale.
Firmate qui. Grazie.

venerdì 7 novembre 2014

Spazio sprecato

Vi capitano mai quei giorni in cui qualsiasi parola vi fa venire in mente una canzone?
A me succede spesso.
Sento "occhiali" e comincio a canticchiare: "con pinne, fucile e occhiali..." e così via per ogni parola che mi scateni una melodia.
L'altro giorno mi sono resa conto che conosco a memoria moltissime canzoni.
Troppe.
Belle, brutte, nuove, vecchie, hit o sconosciute si sono impresse nella mia memoria e non se ne vogliono andare.
Qual è il problema?
Nessuno.
A parte il fatto che in famiglia mi chiamano "Queen Alzheimer".
Perchè ultimamente mi dimentico qualsiasi cosa. Dalle più importanti alle più futili.
Sarà lo stress (va di moda dire così!!), la carenza di zuccheri o di ossigeno. la vecchiaia galoppante o semplicemente sono rincoglionita e basta.
Ma perchè dimentico di prendere la compressa per la tachicardia o di mettere la merenda nello zaino e invece ricordo perfettamente musica e parole di tante canzoni?
Quanto spazio di memoria è sprecato per la musica?
Come posso liberare il cervello?
Posso fare una cernita di ricordi, fare una copia di backup e riformattare tutto?
Magari non voglio scordare proprio tutte le canzoni che conosco, ma almeno Gigi D'Alessio e Marco Carta....

mercoledì 5 novembre 2014

Un passo indietro...

...dalle discussioni che tanto so che non portano a nulla.

...dalle provocazioni fatte tanto per litigare.

...dai vestiti per la recita di Natale.

...dai pettegolezzi davanti la scuola.

...dal sentirmi in dovere di fare qualcosa.

...dal far sapere la mia opinione.

...dal preoccuparmi per gli altri.

...dai sensi di colpa per tutto.

...dalle telefonate che "sta bene" fare.

Un passo indietro e vedo tutti davanti a me.
Li guardo.
E rido.

mercoledì 29 ottobre 2014

Niente scuse

Ormai sono diventata l'imperatrice delle domande senza risposta.
E' da qualche giorno che mi gira questa:
"Quanto siamo il risultato del nostro passato?" ovvero
"Quanto il nostro vissuto ha influenzato il nostro carattere, le nostre scelte, il nostro modo di porci? Quanto invece ci nascondiamo dietro ad esso?"

Un'infanzia infelice, la perdita di qualche persona cara, situazioni spiacevoli, ristrettezze economiche, brutte compagnie sicuramente possono aver influenzato chi siamo diventati oggi.
In un certo senso possiamo affermare che chi siamo oggi lo dobbiamo a chi siamo stati ieri.
Ma fino a che punto quello che abbiamo vissuto ci può giustificare?
Sempre più spesso sento "discolpare" certi comportamenti spiacevoli con il fatto che quella persona ha avuto un passato difficile.
E quindi?
Ha il diritto di essere stronzo?
Può permettersi di essere maleducato o prepotente?
Gli hanno rilasciato una licenza?
Tutti, chi più chi meno, ha avuto esperienze amare, ma questo non può costituire un alibi.
Conosco molto da vicino persone che hanno attraversato veramente il dolore e la merda il fango, che potrebbero tranquillamente diventare serial killer, ne avrebbero tutto il diritto, avrebbero delle belle giustificazioni. Eppure sono persone eccezionali.
Se invece di piangerci addosso scusando i nostri difetti, ci rimboccassimo le maniche guardando avanti, tutti potremmo diventare delle persone eccezionali.
E gli stronzi, sono stronzi e basta.
Non c'è passato che tenga.
Dalle mie parti c'è un detto:
"Se nasci poretto (povero) te puoi 'rricchì (arricchire), ma se nasci stronzo mori (muori) cuscì (così)!"

martedì 28 ottobre 2014

Ammazzate i miei sogni

Ho sonno. Perenne.
La mia indole pigrissima non aiuta certamente.
Non c'entra niente l'andare a dormire tardi o lo svegliarsi presto.
La sera crollo come una bambina e la mattina mi sveglio ad un orario decente.
Qual è il problema, allora?
E' più di un mese che faccio sogni surreali.
Non incubi, niente di mostruoso o spaventoso.
Ma sogni stranissimi che al mattino mi lasciano quel senso di impotenza e pesantezza che mi porto dietro per tutta la giornata.

Il filo conduttore di tutti è che devo andare in un posto lontanissimo, sono in ritardo e il mio mezzo di locomozione è farlocco: una bici con un manubrio stranissimo, una macchina senza benzina, a piedi per km e km.
E io che mi armo di santa pazienza (e incoscienza??) e parto.
Di solito devo attraversare delle porte o dei passaggi che sembrano strettissimi e invece ci passo tranquillamente.
Oppure devo comporre un numero di telefono e non riesco, sbaglio i tasti e devo ricominciare a digitare.
Il tutto accade in un mondo irreale costituito da un collage di luoghi a me conosciuti e altri di fantasia, popolato da persone che conosco, familiari o semplici conoscenze di tantissimi anni fa.
Come finisce?
Non lo so, perché a mano a mano che il sogno si sviluppa cambia l'obiettivo.
Lo scopo non è più arrivare in quel posto, ma fare qualcos'altro.
Senza senso.
Anche Freud andrebbe in paranoia se glieli raccontassi.
So solo che vorrei dormire senza sognare.
Kill my dreams!

martedì 21 ottobre 2014

Sento...

"Che palle 'sto telefonino!!!" lamentando l'invadenze dello squillo in una conversazione.
Ma sono colti da infarto al miocardio se la batteria sta per scaricarsi.

"Siamo proprio in piena crisi, non riesco ad arrivare a fine mese e i soldi non ci bastano più neache per mangiare. Oh scusa, mi squilla il telefono..." e tirano fuori l'ultimo modello appena sfornato dalla Silicon Valley.

"Sabato ci tocca andare al catechismo e domenica ci tocca andare alla messa".
E io che credevo che 'ci tocca' si potesse usare solo con il verbo morire.

"Blablablablablablablablablablablablabla...".
Sento commenti troppo superficiali su argomenti troppo seri.
Sento pettegolezzi e frecciatine gratuite, troppo gratuite.
Sento gente aprir bocca credendosi un candidato al prossimo premio Nobel.
Sento persone parlare propio quando dovrebbero tacere.

 "..."
Sento persone tacere propio quando dovrebbero urlare.

mercoledì 15 ottobre 2014

Infissi

Chiusa una porta,
si apre un portone.

Chiuso un portone?
Si apre un....
VAFFANCULO!!

martedì 7 ottobre 2014

Il mio problema (uno dei tanti)

Uno dei miei problemi è questo maledetto animo da crocerossina.
Sono attratta dalle persone con problemi, con angosce, con paure e vite incasinate.
O forse sono loro che sono attratte da me.
O, ancora, qualcuno ci fa incontrare o quello che volete voi.
E' che io c'ho sempre creduto.
Di poter cambiare il mondo intendo.
Forse il mondo intero no, ma cambiare la giornata a qualcuno a me vicino sì.
Cambiare in meglio, si spera.
Fatto sta che la mia empatia non mi permette di girare la testa altrove, di fregarmene, così mi ritrovo invischiata in giornate "pesanti".
Sono una tipa che ascolta.
Mi immedesimo nelle situazioni, soffro e mi incazzo.
Non so dare buoni consigli, non ne ho nemmeno il diritto.
Ma magari posso provare a vedere la situazione da un punto di vista esterno e, soprattutto, sempre con tanta sincerità (che a volte fa male).
Mi piace credere che forse, anche grazie al mio ascolto, certe persone si sentono più serene.
Perché i miracoli non li fa più nessuno da tanti anni, ma so che a volte per alleviare le angosce di qualcuno bastano solo due orecchie, un po' di attenzione e un caldo abbraccio.
Adesso il problema è che tantissime persone parlano con me "solo" dei loro problemi, non perché posso farci niente ma perché si sentono meglio dopo essersi sfogate.
Se da una parte questo mi fa sentire "importante", dall'altra mi mette al tappeto.
Perché ho veramente tanto bisogno di leggerezza.
Due chiacchere senza temi seri e sentimenti.
Puro cazzeggio.
Risate e leggerezza.
Ottimismo e simpatia.
Perché anche le crocerossine, ogni tanto, hanno bisogno di ferie

venerdì 3 ottobre 2014

Vedo...

Vedo amiche ridere insieme, darsi pacche sulle spalle, baci e abbracci;
vedo le stesse amiche che appena si voltano di spalle si pugnalano con una ferocia che Hannibal in confronto è mago Zurlì.

Vedo mamme accompagnare i figli alla partita di calcio con tacchi a spillo e pantaloni bianchi;
vedo le stesse mamme barcollare pericolosamente a rischio frattura femore sulla stradina imbrecciata davanti gli spogliatoi e poi mettere un fazzoletto di carta sulle gradinate per non sporcarsi il culo.

Vedo gente sgomitare per farsi notare e quando finalmente qualcuno si accorge di loro non hanno niente da dire.

Vedo la tassa dei rifiuti triplicare, così come lo sbattimento per la raccolta differenziata, la casa piena di buste, sacchetti, contenitori vari e nessuno che mi levi dalla testa che fuori dalla mia porta butteranno tutto nella stessa buca chissà dove.

Vedo persone che non sanno perdere, che preferiscono trovare mille scuse piuttosto che ammettere che forse, ma solo forse, qualcuno è meglio di loro nel fare qualcosa.

Vedo la prepotenza di chi usa la crisi per fare lo stronzo con i dipendenti, tanto non hanno di meglio dove andare.
Vedo dipendenti che magari sotto un ponte mangiando pane e cipolla a vita, ma lo stronzo con me non lo fai.

Vedo bellissime donne che si truccano talmente tanto che in confronto Moira Orfei sembra una ragazza acqua e sapone.

Vedo la mail piena di gente che vuole regalarmi soldi, lavori extra da duemila euro al mese, occasioni imperdibili.
Vedo che nonostante queste grandi opportunità continuo a faticare ad arrivare a fine mese.

Vedo che c'è chi non vive un giorno senza sapere cosa ha fatto oggi Belen.
Vedo che ci sono giornalisti che forse da giovani avevano grandi aspirazioni, ma si ritrovano a dover contare quante volte va a pisciare Belen, suo figlio o quel demente del marito.

A volte basterebbe solo chiudere gli occhi...


martedì 23 settembre 2014

Sincronia

Mesi fa lamentavo il fatto che il mio corpo non seguiva il mio cervello.
Con la testa facevo mille pensieri, progetti, giri, viaggi ma i miei muscoli non riuscivano a seguire quel ritmo frenetico.
Poi, nella speranza di migliorare la situazione, ho iniziato la mia nuova vita fatta di cibi sani (più o meno) e attività fisica (più meno che più).
Così mi sono ritrovata a questo punto.
Ad oggi il mio cervello e il mio corpo sono perfettamente sincronizzati.
Era ora. Direte voi.
Mica tanto. Dico io.
Il fatto è che forse ho espresso un desiderio, ma sono stata fraintesa. O mi sono spiegata male.
Il corpo doveva essere più reattivo. Non doveva stancarsi con la facilità con cui mi lasciava senza fiato (letteralmente) a metà giornata.
Invece è rimasto invariato.
E allora cosa ha fatto quello stronzo del mio cervello?
Ha rallentato lui, fottuto bastardo.
Così mi ritrovo perfettamente sincronizzata.
Corpo e testa che seguono un unico ritmo.
Peccato che sia quello di un bradipo zoppo e pure mezzo acciaccato.
Mi dimentico qualsiasi cosa, faccio ragionamenti al rallentatore, perdo facilmente la concentrazione. Il tutto condito da una stanchezza fisica ormai cronica.
Forse ho bisogno di una pausa.
Lunga.
Tanto lunga.
Pausa da cosa?
Boh...forse una specie di letargo.
Tutto sommato non è poi così male.
A parte che vagabondo per il mondo trascinando i piedi con la faccia di una tossica.
O_o

sabato 13 settembre 2014

Effetto reset

Con tutta questa pioggia il bicchiere non è pieno.
E' stracolmo.
Ieri, dopo l'ennesimo acquazzone (ma quanto dura un acquazzone? Dopo sei mesi si può ancora parlare così o possiamo semplicemente chiamarlo "tempo di merda!"?), bagnata fradicia e infreddolita ho alzato gli occhi al cielo e ho pensato che ogni cosa, ogni maledetta cosa ha sempre un lato positivo.
A volte, quando ci sentiamo giù, basta semplicemente guardare in sù.
Non ho visto mai tanti arcobaleni come quest'anno.
Pura meraviglia per occhi e anima.
L'arcobaleno ci incanta oggi come quando eravamo bambini, non potete negarlo.
E' un fenomeno che, per quanto scientificamente spiegato e rispiegato, ha un fascino tutto particolare.
Non ci si può non incantare davanti alla bellezza e all'amonia di quella luce trasformata in colori.
Io rimango a bocca aperta con la felicità che mi pervade tutto il corpo.
In un attimo si azzera tutto il mio mondo.
La pioggia, il freddo, la fatica, i pensieri, le incazzature, gli stronzi non esistono più.
A me l'arcobaleno fa l'effetto di un CTRL+ALT+CANC.




martedì 9 settembre 2014

A lezione da De Niro

Ad una settimana dall'inizio della scuola già punto i piedi e faccio i capricci.
Io.
Mi sono chiesta cosa fosse questo malessere.
Non c'entra la fine dell'estate o delle vacanze, il ritorno alla routine infvernale.
E' che DEVO ricominciare a frequentare gente che non mi va proprio di rivedere.
Tante mamme, alcuni papà, rappresentanti di classe, facce da culo varie.
Mi devo immergere di nuovo in quel mondo falso e ipocrita costituito dal "gruppo di classe", dove non esiste nessun "gruppo" tantomeno "di classe".
Genitori che fanno "gruppetti", che custodiscono segreti che se svelati probabilmente porterebbero all'uccisione del Papa o alla pace nel mondo o semplicemente non ce ne fotte una beata minchia non interessa nessuno...
Finti sorrisi e stucchevoli convenevoli che anche no.
Madriteresedicalcutta davanti la maestra e stronze-odiose appena l'insegnante volta le spalle.
Io che non ci sto e che quindi sono "quella rustica, asociale". Peccato che io posso diventare socievole (con chi voglio), ma loro falsi ci moriranno.
'Siamo tutti amici!!'
Amici? Chi, voi?
Amici un cazzo.
Io i miei amici me li scelgo con tanta, tantissima fatica.
Dopo trentacinque anni si contano sulle dita di una mano di un cartone animato americano (che ne ha quattro!).
Non sono abituata a chiamare amico chiunque abbia un figlio/a dell'età del mio e la sorte (o la sfiga) ha voluto riunirli in una classe di scuola.
Certo qualche genitore mi è pure simpatico, mi piace scambiarci qualche battuta, ma niente di più. E comunque sono la minoranza.
Il numero grosso appartiene alla categoria iomadremodelloorganizzo festemasoloperchidicoiomalaclasseèunita.
Sono insofferente.
Cerco di pensare che basterà non dare confidenza a nessuno, ma in realtà so che nel bene o nel male dovrò parlarci per rimanere aggiornata sulle iniziative della classe.
Perché se te ne stai per i fatti tuoi ti tagliano fuori e non ti fanno sapere niente.
Non mi va di passare per quella che se ne frega del figlio.
Non tanto per le maestre che... sticazzi, ma per Diego.
Lui ci tiene e non voglio deluderlo.
Mi rimbocco le maniche.
Ho ancora una settimana per seguire qualche lezione di recitazione.
Mi sa che mi ci vorrebbe De Niro come professore.

venerdì 29 agosto 2014

I gatti NON abbaiano

Ho approfittato di questa lunga vacanza in montagna per fare quello che mi riesce meglio, dopo dormire e mangiare.
Mi sono guardata intorno e mi sono fatta un miriade di domande che non avranno mai una risposta.
Diciamo che potrei trovarmi un hobby migliore...comunque... da un'attenta osservazione della realtà che mi circonda sono giunta ad una conclusione: la maggior parte della nostra infelicità o felicità dipende dagli altri.
Il problema è che le persone che ci circondano e/o a cui vogliamo bene non sono quelle che noi crediamo che siano o che "vorremmo" che siano.
Troppo spesso ci focalizziamo sui difetti degli altri, sulle loro mancanze. Non accettiamo l'altro per quello che è e rimaniamo delusi e ci incazziamo per quello che non è.
Ho scoperto un segreto per essere un po' più felici.
ACCETTARE.
(No...non fare a pezzi con un'accetta)
Accettare come siamo noi stessi. E, soprattutto, accettare gli altri per come sono.
Ho sempre creduto che tutto si possa cambiare.
Ma sto "cambiando" idea.
E' giusto voler fare abbaiare un gatto?
Il gatto NON può abbaiare. Per quanto si possa sforzare e per quanto possiamo insistere il gatto può "solo" miagolare.
Il risultato sarà la nostra insoddisfazione per essere rimasti delusi e quella del gatto che si sentirà sbagliato, inadeguato, fallito.
E se, invece, imparassimo ad accettarlo e ad apprezzare il suo miagolio? Il suo pelo lucido? Il suo starsene acciambellato in pace con il mondo?
Magari il povero animale sentendosi compreso e accettato potrà darci qualcosa di più.
Impariamo ad accettare gli altri. Con i loro limiti.
Solo così, forse, potremmo accettare anche noi stessi. E i nostri limiti.
O viceversa.

lunedì 4 agosto 2014

Self talker

Parlo spesso da sola.
Non mi rivolgo a nessuna divinità, angelo custode o amico immaginario.
Parlo a me stessa.
O meglio, parlo a Pat.
Ci colloquio alla grande con questa Pat.
La maggior parte delle volte la sostengo e le infondo fiducia e carica.
Come farebbe una buona vecchia amica.
A volte esagero pure con i complimenti, ma so che in quel momento è quello di cui ha bisogno di sentirsi dire.
Talvolta tento di giustificare il comportamento di qualcuno che l'ha ferita, perchè so che la fa stare meglio. Le piace credere che c'è sempre una spiegazione a certi gesti.
Anche se, secondo me, certa gente è stronza e basta.
Ma vaglielo a spiegare, a Pat, che ci sono persone a cui non importa di ferire i sentimenti degli altri e che fanno le cose così tanto per fare, senza pensare alle conseguenze.
Troppo buona o ingenua. O semplicemente cogliona.
Ma tanto poi lei si barrica dietro alla sua corazza forte e fa credere a tutti di essere dura e spietata.
Certe volte ci crede pure, di essere cattiva.
Povera Pat, quante volte crede veramente di essere sbagliata!
Anche se io glielo ripeto sempre che in lei non c'è niente che non va, lei continua a scuotere la testa e a chiedermi "Ma allora perchè....?".
Troppi perchè.
Si fa troppe domande.
Ecco qual è il suo problema principale.
Rivolge domande a tutti.
A me.
Alla cocorita.
Ultimamente anche al gerbillo Galileo.
Che di tutti quelli che l'ascoltano è di gran lunga il più interessato.
La guarda con i suoi occhietti neri e vispi e riesce sempre a strappargli un sorriso.

venerdì 18 luglio 2014

Risveglio

Quando ero bambina/adolescente le vacanze erano sinonimo di una cosa fondamentale per me: dormire fino a tardi.
Poi, con il lavoro, le vacanze sono diventate ferie e week end.
Ora sono casalinga e mamma di un (meraviglioso) bambino di nove anni.
Quindi....
Niente vacanze.
Niente ferie.
Niente week end.
Niente pause.
Se durante l'inverno la sveglia era puntata alle sette, adesso Diego si alza dal letto alle sei e mezzo.
Tutti i giorni.
Festivi compresi.
Perchè dice (giustamente?) che deve godersi la giornata e dormire è solo tempo perso.
Le ho provate tutte per farlo dormire di più.
L'ho fatto rimanere alzato fino a tarda serata.
L'ho fatto stancare fino allo sfinimento.
Ho persino chiuso le persiane a tappo, che magari funziona come con gli uccelli che se vedono buio continuano a dormire.
Niente.
Non è servito a niente.
Ogni mattina per me è un trauma.
Io continuo solo a chiedermi 'Perchèperchèperchèperchè???? Non potevo avere un figlio dormiglione?'.
Ok ok ok....le gioie superano di gran lunga la stanchezza e la fatica ma, diciamoci la verità, tutte noi meritiamo una vacanza.
Nessun posto esotico o sperduto sull'Himalaya.
A me basterebbe cambiare il risveglio.
Avete presente quando l'unico orologio che vi svegliava era quello del vostro corpo?
Mi manca tanto quella sensazione di torpore, quel luogo sacro tra il sonno e la veglia.
Quando il tuo cervello ti dice che sei sveglia, ma il tuo corpo se ne fotte e rimane immobile.
Quando pensi 'Ancora cinque minuti' e poi invece ti riaddormenti per chissà quanto tempo.
Quando ti stiracchi con calma e senti i muscoli rispondere all'appello, uno ad uno.
Quando i tuoi neuroni sono tranquilli e rilassati e non pensano che 'DEVO alzarmi subito, DEVO preparare, DEVO fare, DEVO andare, DEVO scongelare, DEVO pagare...'
La giornata iniziava bene, con il buonumore.
Quanto mi manca!!
Lo so che non lo proverò mai più, ma io continuo a sognare che magari domani succederà.
 ...
Sono una grande illusa. :-)


giovedì 26 giugno 2014

Domanda "mondiale"

Giorni e giorni passati a vedere tutte le partite (grazie Sky).
Anche quelle di nazionali di cui quasi ignoravo l'esistenza, figuriamoci se potevo avere l'idea che potessero giocare a calcio.
Commenti, critiche, alibi, inquisizioni, goliardia, morsi, tifosi colorati, ola.

Ma in tutto questo mondiale la mia domanda è:
le nuove scarpe dei calciatori, quelle una rossa e una azzurra, servono per fargli distinguere il piede destro da quello sinistro?

martedì 17 giugno 2014

"Sei dimagrita?"

Quando sono nata pesavo più di quattro chili.
In pratica ero già in sovrappeso.
E quei chili in più, in proporzione al totale, me li sono portata dietro tutta la vita.
Sono sempre stata "in carne" o, più semplicemente, cicciottella.
E cosa ama dire la gente alle persone come me?
"Oh, ma sei dimagrita?"
Questo, sanno dire.  Solo e sempre questo.
Ogni volta che ti incontrano, anche se ti hanno visto solo due giorni prima.
Cazzo, se perdo peso così velocemente forse sto morendo!
Come se l'unico scopo nella vita di una persona con qualche chilo in più sia solo ed esclusivamente dimagrire. Come se l'unico complimento che possa ricevere riguardi il suo fottuto peso.
Come la penso sul peso e la forma fisica già lo sapete.
Per me il bello sta in altre cose.
Conosco tante persone magre che sono bruttissime, non di carattere, proprio brutte e basta.
Perchè, diciamocelo una buona volta,  questa cazzata del "magro è bello" deve finire.
Puoi essere tranquillamente bello anche se in sovrappeso ed essere un cesso anche se magro.
Così, quando qualcuno mi rivolgeva questa domanda, magari proprio mentre avevo ancora  in bocca un bombolone alla nutella, prima lo fulminavo con lo sguardo come per dire 'Ma non hai nessuno da prendere per il culo oggi?' e poi rispondevo:
 "Certo!! Ho perso due chili. Ho fatto la ceretta stamattina!!".
L'interlocutore rimaneva così basito che la discussione veniva egregiamente troncata sul nascere.

Adesso che qualche chilo l'ho perso veramente (anche senza ceretta), questa domanda non me la fanno più.
Se nel discorso esce il fatto della mia salute, della dieta e della ginnastica, allora mi dicono "Eh ma si vede tanto!".
Ma porca puttana, dimmelo!! Mi hai preso per il culo una vita, adesso che è vero cosa cazzo ti costa dirlo?
Strana. La gente è strana.

martedì 10 giugno 2014

Oro, tarocchi e sassi

"Non è tutto oro quello che luccica" si dice.

Ma chissà perchè ci attira sempre e prima di scoprire che è un tarocco si sparge la voce che 'é oro!!' e tutti ci credono.
Alcuni scoprono il tarocco e si allontanano, ma molti continuano a crederci.
Ma come cazzo fai a non accorgerti che non è oro?
E neanche argento.
Se butta bene al massimo potrà essere ferro, pure con la ruggine.
E' talmente evidente il falso ai miei occhi che tutta questa ipocrisia mi manda in bestia.
Perchè chi non sa distinguere l'oro vero dal falso non è stupido. E' semplicemente un falso anche lui. E si trova bene con un suo simile.
Purtroppo ne vedo tanti in giro, troppi.
E non riesco a fregarmene perchè si sentono e si credono migliori di me. E anche gli altri glielo fanno credere.
Vorrei sputare in faccia alle persone false tutto quello che penso di loro, ma cosa cambierebbe?
Sarei sempre io quella sbagliata. Ai loro occhi.
Non luccico perchè non voglio, perchè mi vendo per quella che sono.
Un sasso.
Un semplice sasso.
Che non brilla, ma ha la sua bellezza.
E soprattutto non mente a se stessa e su di sè. Mai.
Che poi se magari ci perdi un po' di tempo a scavare, chissà...potresti trovare anche qualcosa di prezioso, ma non assicuro niente. ;-)

giovedì 5 giugno 2014

Ossigeno

A dieta e con ore e ore di attività fisica sulle spalle, ho perso il mio solito umorismo.
Le mie battute erano quasi tutte incentrate su diete e fissati del fitness.
E adesso?
Sono diventata anch'io così?
Anche se è stata una scelta un po' forzata?

Rileggo la descrizione del mio profilo sul blog.
Sono ancora quella lì?
Pigra. Golosa.
Sono ancora così?

Questa mia nuova vita è solo una parentesi?
O dovrei cambiare la descrizione di me?

'Pat:  accelerata, ipertesa, mangia sano e pratica regolare attività fisica. Va in giro con il suo miglior amico: il signor Contapassi'.


Paranoie dovute solo ad un fattore.
Il mio cuore adesso è "normale", 70 battiti al minuto.
Prima arrivava tranquillamente a 140.

Quindi, pallottoliere alla mano, il mio cervello riceve esattamente la metà dell'ossigeno di prima.
Per non parlare della carenza di zuccheri...

Vi prego abbattetemi.
Senza pietà.

martedì 27 maggio 2014

Il punto


Facciamo il punto della situazione.
Sono passati 35 giorni dall'inizio della mia nuova vita.
La Wii mi ricorda lo scorrere lento del tempo, giorno dopo giorno.
Ho accumalato 15 ore di ginnastica su Wii Fit Plus.
Ho imparato a mangiare frutta e verdura. Anche diverse volte al giorno.
Il mio caffè ormai è solo decaffeinato. Ho scoperto che in tempo di guerra è buono pure quello.
Sono 35 giorni 840 ore che non bevo Coca Cola. Un'eternità.
Ho mangiato in tutto un gelato. Uno. Ripeto: uno. Sottolineo: uno.
Ho comprato un contapassi. Non mi vergogno di indossarlo.
Al McDonald mangio insalata. E un po' me ne vergogno.
Devo prendere mezza pasticca tutte le mattine. Per quanto tempo? Per sempre.

Dicono che quando tocchi il fondo puoi solo risalire.
Rileggendo l'elenco sopra, mi sembra di scavarlo, il fondo.

Note positive.
Fisicamente (e mentalmente) mi sento meglio. Molto meglio.
Ho perso 5 kg e mi vedo più carina.
Non ho più crisi d'astinenza da caffeina.
Ho scoperto che la Fanta zero è buona.
Il reparto frutta e verdura del supermercato vicino casa mia ha subito un impennamento degli incassi.
La Ferrero invece ha chiamato per sapere cosa fosse successo.
La pressione è "nella norma".
Il mio cuore ha un ritmo regolare e una frequenza perfetta.
Anche quando sono emozionata, incazzata, eccitata, delirante, ansiosa il mio cuore batte sempre nella stessa maniera.
Come per dire 'Ecchisenefrega!! di quello che sta provando il tuo fottuto cervello, io me ne voglio stare qui tranquillo e in pace'.
Dovrei imparare da lui. Un po' lo invidio.
Simone ha avuta la sua rivincita.
Una bella e porca rivincita.
Dopo anni passati ad essere insultato per la dieta e la corsa, adesso se la gode alla grande.
Dalla serie....se sputi in aria...


lunedì 26 maggio 2014

Cambiare

Ho fatto una cosa di cui mi vergogno tantissimo.
Poco più di un mese fa non ci avrei scommesso due lire, invece l'ho fatto.
Io, io. Proprio io.
E' un cosa da malati mentali, da sociopsicopatici, da disadattati, da qualcuno che gli manca qualche venerdì.
Sul tema ho intavolato discorsoni e mega prediche.
Ho filosofeggiato, sputato sentenze, puntato il dito, scosso la testa, sbeffeggiato chi vedevo fare un cosa del genere..
E senza alcun pudore ci sono cascata anch'io.
Beh, a mia parziale discolpa, diciamo che ci sono un po' "dovuta" cascare.
Dalla serie "per forza o per amore".
Comunque sia l'ho fatto.

Ho mangiato un'insalata.
...
...
Da McDonald.



venerdì 23 maggio 2014

Parole e gesti

Contano di più i gesti o le parole?
Fino a poco tempo fa avrei risposto senza batter ciglio, i gesti.
Non ho bisogno di chiacchere.
Di chiacchere ne è pieno il mondo, le parole non comportano sacrificio.
Ho sempre pensato che se tanta gente invece di sprecare il fiato a parlare gonfiasse dei palloncini, almeno qualche bambino sarebbe felice.
Ma oggi sono dubbiosa.
Se a dei comportamenti meravigliosi, a dei gesti affettuosi, a piccole attenzioni di riguardo seguono parole spiacevoli, come la mettiamo?
Continuo a focalizzarmi sui fatti più che sulle parole, giustifico certe espressioni, cerco di dare una spiegazione.
Ma a lungo andare pesano.
Come macigni.
E si stampano nella mia memoria aggrappandosi con tutte le forze per non essere cancellate.
Riescono ad oscurare anche il più bello dei gesti.
Non dico che i gesti non contano, ma magari bilanciarli con le parole non sarebbe male.
Non avevo mai dato così tanta importanza alle parole come in questo momento.
Sento il bisogno di parole.
Di belle parole.
Mi sa che mi conviene telefonare a qualche politico.

giovedì 15 maggio 2014

Comandare è meglio che fottere

Dalle mie parti non si usa tanto questo modo di dire.
Me l'hanno insegnato, direi anche egregiamente, i miei amici napoletani con i quali ho condiviso dieci anni lavorativi.
Non lo conoscevo e la prima volta che l'ho sentito mi ci sono anche fatta una bella risata.
Per me è difficile da comprendere.
Mentre per la seconda azione provo un certo interesse, comandare non mi garba per niente.
Certo mi piace farmi rispettare, non amo essere comandata, ma a comandare proprio non ci tengo.
Comandare preclude una bella dose di furbizia, di menefreghismo, di egoismo e di arroganza. Per ovvi motivi non sono portata al comando.
Non parlo di dirigere.
Il direttore "dirige" l'orchestra, non la comanda. Anzi. Mette il suo lavoro a servizio dell'orchestra per ottenere un risultato eccellente.
Chi comanda invece è diverso. E' qualcuno carico di ego e scarico di intelligenza che vuole prevaricare qualcun'altro.
Più invecchio e più mi rendo conto cosa volessero dire i napoletani. Non mi riferisco alla politica, per carità, che non merita neanche il tempo che dedico a questo post.
Lo vedo dalle piccole cose. In primis dalla scuola.
E lì di persone a cui piace comandare ce se sono tante.
Da lontano (ma moooolto lontano) sembrano bravissime persone, sempre pronte ad aiutare, fare, organizzare, sistemare, preparare.
Da dentro si rivelano per quelle che sono.
Persone false, subdole e maligne.
Niente è fatto per il bene della scuola, degli alunni, delle maestre o dei genitori.
Ogni cosa è fatta solo ed esclusivamente per appagare quell'insano ego che li divora.
Che li spinge ad essere sempre al centro dell'attenzione, a comandare, a prendere decisioni per la collettività, quando in realtà nessuno ha chiesto loro niente.
Io li annuso subito, non so perchè ma ho sviluppato un sesto senso per gli imbecilli.
E quindi mi diverto a vedere lo spettacolo seduta in prima fila.
Ogni parola che dicono, ogni mossa che fanno so già dove vogliono andare a parare.
Mi diverto a metterli in difficoltà, facendo domande scomode o svelando "inavvertitamente" qualche altarino.
Le loro facce non hanno prezzo. Anche quando si credono più furbi di tutti.
A volte avrei voglia di sputargli in faccia quello che penso di loro, ma poi mi fermo.
Non capirebbero, non possono capire.
Io sono quella sbagliata, quella strana, quella che si tiene alla larga dalle loro organizzazioni.
Quella che non fa, non organizza, non comanda.

Quindi, cari miei, tenetevi il comandare.
Che io mi tengo il fottere.



venerdì 9 maggio 2014

Santi, poeti, navigatori e...

Calciatori.
L'Italia è il Paese del calcio, lo so, l'ho sempre saputo.
Ma mi chiedo:
con i cento canali che Sky ci mette a disposizione (disposizione?? No, costa come chili di cocaina pura), tra serie tv, canali a tema, cinema, documentari e varie ed eventuali, perchè e sottolineo PERCHE', dobbiamo vedere sempre e solo calcio??
Devo anche ammettere che a me il calcio piace. Se c'è in tv una bella partita me la vedo volentieri. Ma ho detto "una", ho detto pure "bella"...
Una volta era diverso.
C'erano le partite la domenica, solo ed esclusivamente la domenica.
E giù con moviole, commenti, tutti grandi allenatori fino alla mezzanotte..
Poi basta.
Stop.
Si ritornava alla vita normale fino alla domenica successiva. I più invasati si prolungavano al lunedì sera con il processo di Biscardi, ma erano pochi e incompresi.
Adesso invece non si salta nemmeno un giorno. Il campionato parte il sabato per finire il lunedì. Martedì, mercoledì e giovedì ci sono le coppe, e la partita si vede lo stesso anche se non c'è nemmeno una squadra italiana. Rimarrebbe il venerdì...ma vuoi che non ci sia una partita del campionato inglese, francese, tedesco o napoletano??
Non ne posso più.
E quest'anno non finisce tutto a maggio, ci sono anche i mondiali...senza tregua! Non voglio pensarci.
A tv spenta non cambia molto.
Si parla comunque di calcio.
Citando nomi di squadre e giocatori inverosimili, proveniente dalle lande più sperdute del pianeta.
E se provo a mettere in dubbio l'esistenza di un qualsiasi giocatore menzionato...ecco qua la smentita con tanto di prova inconfutabile: l'Almanacco del calcio della Panini.
Se al posto dell'almanacco mio figlio fosse interessato così tanto ad un libro di fisica, a quest'ora sarebbe il nipote marchigiano di Einstein!
Non se ne separa mai, lo tiene con tanta cura che nemmeno un prete con il vangelo autografato dai quattro apostoli.

A tavola per deviare il discorso provo a dire:
"Allora, cosa possiamo fare di bello domani?"
e la risposta puntuale di Diego (girandosi verso il padre) è:
" Babbo, ma per te chi la vince la Champions League?".
O_o
Sola, mi sento sola.
Ma poteva andarmi peggio.
Se avessi avuto una femmina magari mi avrebbe cominciato a parlare di smalti e di trucchi.
E allora lì sarei stata veramente nella merda.
Meglio il calcio, va.

venerdì 2 maggio 2014

Domande e paragoni

Perchè io ho un culone
e invece la Marini ha "curve giunoniche"?

Perchè il mio macellaio è un vecchio con la 'panza'
e invece Briatore è un uomo affascinante?

Perchè se vado in giro vestita male, a me guardano come se fossi una matta
e invece Lapo fa "tendenza"?

martedì 29 aprile 2014

Il settimo giorno


Oggi è il settimo giorno.
Della mia nuova vita.
Ho deciso di raccontarlo solo oggi perchè mi è sempre piaciuto scherzare con la battuta del film di AldoGiovanniGiacomo "e il settimo giorno Dio creò il cheeseburger!".
Ogni volta che mi trovavo davanti un piatto di qualcosa che adoravo, subito partiva la battuta "e il settimo giorno Dio creò la carbonara!"... "e il settimo giorno Dio creò la zuppa inglese!"... e via così, modificando la frase con un'infinità di cibi extra light.
Volevo anche proporre nel blog di fare un elenco di quello che secondo noi Dio ha creato quel famoso settimo giorno.
Invece eccomi qui.
Sono passati sette giorni.
Dire una settimana sarebbe troppo riduttivo.
Sette giorni descrive meglio la pesantezza di ogni singolo momento trascorso.
Niente poesia, andiamo al sodo. Nudo e crudo, come mi piace essere.
Il mio cuore e la mia pressione hanno deciso di dare un party nel mio corpo senza neanche avvertirmi.
Hanno deciso che volevano provare l'ebbrezza di "andare al massimo".
E ci stanno riuscendo alla grande, brutti bastardi.
Niente di grave (spero), ma ultimamente la mia pressione si è alzata un po', un bel po'. E questo unito al mio cuore che è sempre stato accelerato mi ha fatto preoccupare veramente.
Troppo spesso mi sono nascosta dietro al fatto che sono una persona moooolto ansiosa.
Ho fatto due conti:
sono a metà vita media con un cuore che batte il doppio più veloce di uno normale.
Se la matematica non è un'opinione...
Prima ancora di consultare il medico, ho preso la mia decisione: non voglio stare male.
Ho cominciato subito a mangiare bene e a fare un po' di attività fisica.
Io.
Proprio io.
Quella che insultava allegramente i salutisti, le diete, lo sport.
Non credo a nessun dio, ma se ci fosse sono sicura che si sta divertendo alla grande a vedermi mangiare scondito e fare regolare movimento!
Non si tratta di una semplice dieta, è un modo di vivere.
Che devo ancora metabolizzare, che ancora non mi appartiene, ma che sono sicura mi porterà solo benefici.
E se Dio il settimo giorno avesse creato "la vita salutare"? :-)

martedì 8 aprile 2014

Questa sono io...

Io sono quella a cui piacciono i gerbilli, che chi l'ha detto che per amare i criceti devi avere al massimo undici anni?
Io sono quella che starebbe ore e ore al freddo con gli occhi al cielo a guardare le stelle.
Io sono quella capace di mangiarsi una vaschetta di gelato intera, alla faccia della dieta, e si piace lo stesso anche se rotondetta.
Io sono quella a cui piace ascoltare la musica rock a palla, che ama conoscere le storie dei cantanti e come sono nate certe canzoni.
Io sono quella che ama i capelli cortissimi, che una donna si riconosce da altri aspetti.
Io sono quella che ama le coccole e stare sul divano abbracciata senza parlare.
Io sono quella logorroica, che per raccontare un fatto lo "storieggia" fino allo sfinimento.
Io sono quella che vede il lato positivo di ogni cosa, anche quando non sembra averne neanche uno, di lato.
Io sono quella che si immedesima nelle situazioni altrui, e soffre e gioisce.
Io sono quella che non riesce a fregarsene.
Io sono quella incapace di provare rancore e di smettere di voler bene a qualcuno da un giorno all'altro.
Io sono quella per cui il cibo è amore, gioia, famiglia.
Io sono quella che ama talmente tanto l'ozio e l'inerzia che Garzanti sta cercando una mia foto da inserire nel vocabolario alla parola "pigra".
Io sono quella che ama i pic-nic. Anche a gennaio.
Io sono quella a cui piace fare "confusione", così tanto per fare.
Io sono quella a cui piace Superquark e programmi simili.
Io sono quella che ti manda a fanculo, ma sempre col sorriso in faccia.
Io sono... tante cose, belle e brutte, comprensibili o meno, simpatiche o stronze, infantili o sagge, ma perché lo decido sempre e solo io.
Il resto sono solo chiacchiere.
Sono quello che gli altri vogliono farmi credere di essere.
Ma io non ci casco.

domenica 6 aprile 2014

Bussano

(Il titolo è un omaggio ad una poesia da me molto amata)

C'ho messo un mese per scrivere questo post.
Volevo vedere come si evolveva la cosa.
Diego sono tre anni che pratica pugilato.
Tre anni passati tra fasciature, guantoni e ring.
Sono tre anni che mi prendo le occhiatacce delle altre madri.
Come se fossi una carnefice assetata di sangue che mette in pericolo la propria progenie.
Va a spiegare che in realtà faceva due ore di palestra a settimana (che gli hanno scolpito per bene il fisico), dove l'unico pericolo era quello di inciampare sulla corda per saltare.

Simone gli ha comprato una minimoto.
Non ieri o una settimana fa.
L'ha portata a casa quando Diego aveva più o meno quindici giorni.
E ormai sono due\tre anni che ogni tanto ci fa qualche giro, a dirla tutta senza neanche tanto entusiasmo.
E va a spiegare che la minimoto guidata da un bambino responsabile (e usata con le opportune protezioni) non è più pericolosa di una bicicletta usata da uno scellerato.

Da un po' di tempo avevo visto Diego andare in palestra come un dovere, non un piacere. Fermamente convinta di non dover creare a tutti i costi un campione triste, ne ho parlato prima con Simone e poi con Diego.
Cercando tra i vari sport a disposizione nella zona ed escludendo il calcio (mio figlio è troppo corretto per praticare uno sport così marcio....opinione nostra, siete liberi di non condividere), ci siamo detti: "Proviamo con il rugby!"
Dopo il primo allenamento Diego era al settimo cielo.
Ha ripetuto mille volte "E' una figata fighissima!!" che, detto da lui che non si entusiasma mai per niente e trova difetti in qualsiasi cosa, era già un successo.
In quasi nove anni non l'ho mai visto così euforico.
'Sarà la novità' ho pensato.
E sono stata un po' a vedere come si evolveva la nuova situazione.

E' passato un mese senza saltare nemmeno un allenamento. Nonostante tosse o pioggia.
Anzi, contando le ore che mancavano al prossimo.
Ho imparato a togliere fango da scarpe, maglie, pantaloni, calzettoni ecc..
Ho comprato un paradenti e una palla ovale per la prima volta.
Ho preparato il mio primo terzo tempo.
Ho visto la mia prima partita di rugby.
Ho esultato alla prima meta.


Bussano.
Scusate, devo andare.
Saranno gli assistenti sociali.

martedì 25 marzo 2014

Razzismo

Ho scoperto di essere tanto razzista.
Il mio è un razzismo "particolare", ma è pur sempre razzismo.
Non discrimino le persone per il colore della pelle, l'etnia, la religione o i gusti sessuali. Figuriamoci! Sono la prima a sentirmi "libera" di fare ciò che voglio senza intralciare la libertà altrui.
Ma ho sviluppato una profonda avversione agli stupidi.
Prima li riconoscevo al volo e li sopportavo.
Ora sono completamente e profondamente razzista nei confronti degli stupidi.
Non riesco nemmeno a sentirli parlare.
Non voglio averli vicino a me.
Non ho voglia di perdere nemmeno un minuto della mia vita con loro.
E non parlo di ritardi mentali, per carità.
Parlo solo ed esclusivamente della pura stupidità.Di quelli che aprono (troppo spesso) la bocca solo per dare aria, per dire cose idiote.
Che poi, non so perché, lo stupido si crede intelligente o simpatico. O entrambe le cose.
O il mio livello di tolleranza si è abbassato bruscamente o la stupidità comincia ad essere una malattia troppo diffusa.
Penso che se fossero animali sarebbero già estinti da un pezzo. Gli animali si accoppiano (e quindi procreano) solo con i migliori esemplari.
Noi umani, invece, siamo l'esatto opposto.
Gli stupidi procreano con una facilità disarmante.
La mia autostima mi convince che non sono stupida.
O, almeno, mi fa tenere la bocca chiusa per non fare o dire cose stupide.
Cerco di non parlare mai a sproposito, pondero le parole da dire per non offendere nessuno.
Compio azioni pensando sempre alle conseguenze e me ne assumo la responsabilità, nel bene e nel male.
Ma troppo spesso mi accorgo di perdere giornate intere appresso a stupidi, quando invece potrei utilizzare quel tempo per fare qualcosa di utile. Per me, per la mia famiglia, per gli altri, per il mondo intero.
Il fatto è che per quanto possa decidere di non dar importanza a certa gente, mi ritrovo a parlare, discutere e ad incazzarmi per qualcosa che hanno fatto o detto.
Quando mi accorgo che sto perdendo tempo, è troppo tardi. Mi hanno già fottuto un po' della mia esistenza.
E' difficile, ma ci devo riuscire.
Voglio escludere dalla mia vita gli stupidi.
O almeno...dare una bella sfoltita.

domenica 23 marzo 2014

Domenica mattina

In attesa della bella stagione che il week end ci vede "fuggire" nella nostra casa in montagna....

La domenica mattina dovrebbe essere il momento per riposarsi, dormire un po' di più.
Dovrebbe.
Non abbiamo nessun obbligo religioso, niente impegni particolari, quindi nulla ci vieterebbe di dormire mezz'ora in più.
Ok, io sono la dormigliona ufficiale della casa, ma durante la settimana, chi più chi meno, ci lamentiamo quando suona la sveglia.
Così dovrebbe essere.
Dovrebbe.
Stanotte mi sono svegliata di soprassalto con il pensiero che non avevo spento la sveglia sul cellulare (nota per Ros: è l'unica funzione che ha il mio telefono, ma non posso nemmeno programmarla lun-sab!!).
"Cazzo!!! La sveglia!!! Se non la spengo, domattina sarò una furia delirante!!!"
Mi alzo e procedo a tentoni per non svegliare nessuno.
"Porca puttana! Dove l'ho messo? Dov'è???? Non vedo niente al buio senza occhiali! Porca ....".
Dopo varie imprecazioni, lo trovo e disattivo la sveglia. Torno a letto baldanzosa.

Stamattina.
"Mamma, mamma, SVEGLIAAAAA!!"
"Eh....cosa....dove....come...."
"Va bè, dormi pure pigrona! Io vado di là..."
"Ma che ore sono?"
"Le sei e mezzo"
"?????"
Per dovere di cronaca: la sveglia che mi ero tanto preoccupata di spegnere avrebbe suonato alle sette.

Per fortuna domani è lunedì: potrò dormire mezz'ora in più!


mercoledì 19 marzo 2014

MUSICA, MAESTRO!

Premessa
Amo la musica al pari della cioccolata. Ovvero non posso vivere senza.
Sono drogata di musica, ecco.
Preferisco il rock, ma amo la buona musica in generale, senza limiti di genere.


Oggi voglio lanciare un appello alle maestre che insegnano musica nelle scuole primarie.

Prima di tutto avete tutta la mia comprensione e la mia stima.
Stare nella stessa stanza con 20-25 bambini muniti di un flauto e due polmoni più grandi della loro gabbia toracica deve essere uno strazio.
A me basta un solo bambino (oltretutto il mio) a farmi desiderare la morte sul colpo.

La musica a scuola (parlo per quella di Diego, le altre non so) è insegnata da una maestra diplomata al Conservatorio. Competente e simpatica, che non guasta mai.
Io credevo che passassero le ore ad ascoltare musichette e battere le mani a tempo; invece già in prima avevano imparato a leggere le note sullo spartito.
Ora che sono in terza sanno (quasi) tutto sui simboli della durata, sulle pause ecc..
Sono molto felice di questa cosa, perchè adesso che assorbono tutto come delle enormi spugne è il momento giusto.
Io l'ho studiata (??!!) da grandicella e ho fatto una fatica enorme, mentre per loro risulta facile come imparare a leggere e scrivere.

Detto questo, avrei delle cosette da suggerire.
Qual è lo scopo dell'insegnare musica a bambini così piccoli?
Come? Cosa dite? Ah...serve per avvicinarli alla musica?
Bene...partiamo da questo.
Ieri ho passato due ore con Diego che provava a suonare una nuova canzone con il flauto.
Lui era stufo e innervosito.
Io vedevo la mia anima abbandonare il mio corpo.
La canzone era oggettivamente, senza mezze misure, orribile. Per niente orecchiabile.
All'inizio ho dato la colpa a lui, magari non era il tempo giusto o chissà cosa.
Poi l'ho cercata su You Tube e ho avuto la conferma...era orribile!
Capisco che bisogna trovare canzoncine abbastanza semplici, ma quella era veramente una sequenza di note senza senso.
E passi la canzone....
Parliamo del flauto.
Ecco, io non sono un'esperta, non ho un orecchio assoluto ma, a occhio e croce, quel tubo di plastica avorio non emette una nota giusta nemmeno se suonato dal signor Bach (non quello dei fiori).
Non crea un suono piacevole, non è immediato.
Perchè non far suonare una mini tastiera? (niente clavietta, la odio!)
Il prezzo non c'entra, perchè con dieci euro in più del flauto si riesce a trovare anche uno strumento decente (visto che viviamo nella città/paese degli strumenti musicali).
Almeno le note sarebbero note e il volume si potrebbe controllare.
Si avrebbero a disposizione più note e, di conseguenza, più canzoni da imparare (magari decenti).
Questa è una mia opinione, ma credo che il flauto allontani i bambini (e non solo loro!) dalla musica.
Gliela faccia odiare.
Passo molto tempo a far ascoltare musica a Diego.
Gli spiego i testi, le storie dei cantanti, dei gruppi.
Gli faccio ascoltare stili diversi, affinchè trovi da solo quello in cui si rispecchia di più.
Ci tengo, perchè, come dicevo, amo visceralmente la musica.
E forse è l'unica vera passione che posso trasmettere a mio figlio.
Ma il flauto mi mette i bastoni tra le ruote.
Avrei voglia di spezzarlo in due e buttarlo dal balcone.

Vi prego, maestre e maestri, in nome della musica, aiutatemi a raccogliere le firme per abolire il flauto a scuola!

giovedì 6 marzo 2014

Ed io che credevo che...

E' passato il periodo  delle notti insonni tra cambi, poppate (prima) e risvegli improvvisi, voglia di coccole o cartoni alle 3 di notte (dopo).
Ora dormiamo tutti in tranquillità, con grande giovamento per corpo e mente.

E' passato il periodo in cui si ammalava per aver preso freddo solo aprendo la porta del frigo.
Quando non sai cosa ha, cosa gli fa male.
Quando ogni medico aveva la sua "teoria" e mi sentivo come su una barca alla deriva, senza vele e senza faro.
Adesso è più forte, si ammala meno ed è lui che mi ricorda che deve prendere l'antibiotico prima di mangiare o si fa i lavaggi nasali da solo.

E' passato il periodo dell'allergia all'uovo.
Quando doveva chiedere sempre gli ingredienti di qualsiasi cibo gli venisse offerto.
Quando all'asilo doveva spiegare ai bambini (ma le maestre dov'erano?) perché lui mangiava una merenda diversa dalla loro.
Quando andare a cena fuori era tutto un litigare con i camerieri che non capivano la gravità della situazione e mi scambiavano per una mamma paranoica.
Adesso può mangiare quasi tutto, anche se è comunque scoglionato e molto selettivo.

E' passato il periodo in cui dovevo rincorrerlo per tutta casa per vestirlo.
Quelle maledette scarpe che non si infilavano mai (supplicavo per l'invenzione di una scarpa spray). E quando uscivo ero tutta sudata e scapigliata per lo sforzo.

Ed io che credevo che il peggio fosse passato...

Invece no.

Più cresce e più riconosco in lui i nostri pregi. E i nostri difetti.
Rivivo quelle situazioni che tutti abbiamo vissuto da piccoli.
Le prime amicizie, le ingiustizie, le delusioni.
Diego è un bambino molto sensibile, onesto, leale e con una grande intelligenza emotiva (esiste? Dopo mi documento...).
Nota ogni piccolo sguardo, gesto o tono della voce.
E lo analizza.
Mi fa domande a cui non so rispondere, se non con il cinismo tipico degli adulti.
Vorrei spiegargli che sono tutte sciocchezze, che non deve dare peso a tutte le cose.
Ma non è vero. Per lui non sono sciocchezze.
E allora cerco di dire le parole "giuste", ma lui mi smaschera sempre e mi spiazza.
Mi rendo conto che è difficilissimo spiegare certe cose, a volte mi sembra impossibile. Penso anche che dalle mie risposte dipenda un po' del suo futuro di uomo e questo mi carica di una pesantissima responsabilità.
Se avessi altri figli probabilmente non avrei tempo e forze per notare tutte le sfumature dei suoi atteggiamenti. Essendo figlio unico è sì al centro dell'attenzione, ma ha con noi un rapporto aperto e sincero che mi sarebbe piaciuto avere con i miei genitori.
Quindi, adesso che credevo che il peggio fosse passato, mi ritrovo a dovermi scontrare con sentimenti ed emozioni.

E rimpiango i pannolini.

Per favore, non ricordatemi che tra qualche anno arriverà l'adolescenza.
Non ci voglio pensare.
Oggi no.

martedì 18 febbraio 2014

SOS guardaroba...

Sono arrivata a quota 34. Suonati da qualche mese.
Mi sento giovincella come sempre, finchè qualche ragazzo non mi chiama 'signora'.
O_ò
E lì capisci che non c'è più storia.
Non sono più giovane anche se continuo a vestire come vent'anni fa.
Jeans e t-shirt, magari di qualche gruppo rock.
All'uscita da scuola tempo fa qualche mamma mi aveva fatto gentilmente notare che non ho più 15 anni (stronze!!), ma che mi vestivo come se li avessi.
Dopo il 'fottetevi' iniziale, c'ho riflettuto.
E' vero. Le ragazze donne della mia età vestono molto molto diversamente da me.
Sicuramente sono più femminili.
Scollature, tacchi, ballerine.
Io con le mie fedeli Nike.
Che poi poco importa se ad indossare le ballerine sono donne munite di un polpaccio "importante" o chi ha i tacchi deambula come se si fosse cagata sotto.
Loro sono femminili e io mi vesto come un'adolescente.
Ok, mi convinco, cambio look.
Ho provato ad indossare una maglia scollata, ma mi sento molto a disagio per via del mio seno fuori misura che non vuole restare dentro i confini.
Passo il tempo a controllare che sia tutto dentro ed evitare la figura della pornodiva.
Non mi sento sexy, mi sento un imbecille.
E poi invidio chi porta maglie scollate con qualsiasi temperatura. Io ancora porto i segni della bronchite che ho preso a luglio e se scopro appena appena il collo tossisco.
Sono debole e cagionevole.
Non ce la posso fare.
Approfitto dei saldi per fare un giro dei negozi.
Mi impongo di portare a casa qualcosa di femminile.
Guardo e riguardo, ma non trovo niente che mi piaccia.
Mi sento ridicola con certe cose addosso.
Provo, cambio, mi spoglio, riprovo e niente.
Dopo un pomeriggio di shopping sono ritornata a casa con questa
Ancora non sono pronta per cambiare look.

giovedì 13 febbraio 2014

venerdì 31 gennaio 2014

Benzina sul fuoco

Sono due giorni che il mio occhio destro non smette di pulsare.
E' una cosa fastidiosissima. Altre volte mi è capitato, ma mai due giorni di fila.
Stress?
Stanchezza?
Pressione alta?
Sistema nervoso in tilt?
Tutto di quanto suddetto.
Il problema è che ultimamente perdo facilmente il controllo.
Non che prima fossi come Biancaneve, sempre calma e tranquilla.
Ma comunque non superavo mai certi "limiti".
Diciamo che adesso mi inalbero con molta semplicità.
Mi sento come un fuocherello caldo e tranquillo, che emana un tepore piacevole ed è bello da vedere.
Ma che se ci butti una botte di benzina scatena un incendio pazzesco.
E sono in tanti a buttare questa fottuta benzina sul mio fuocherello.
E' come se fossero tutti adolescenti deficienti che fanno delle grandi cazzate solo per 'vedere cosa succede se..'.
Se questo è un tentativo di spostare i miei confini psicofisici, beh, ci stanno riuscendo alla grande.
Ed evito di cercare di capire perché chi mi vuole bene non capisce il mio profondo disagio.
Per loro il problema sono sempre e solo io.
Per me, invece, l'incendio è causato dall'enorme quantità di benzina.
Punti di vista.
Il fuoco non è pericoloso. Dipende da come lo sai gestire e dall'uso che ne fai.
Ti può scaldare o bruciare.
Può cuocere o carbonizzare.
Ma ancora mi è rimasta un po' di lucidità per capire che se non serve a nulla gridare "Smettetela di buttare benzina!!", posso sempre prendere in mano la situazione e NON  RISPONDERE ALLE PROVOCAZIONI.
Facile a dire, molto meno a fare.
Primo passo: far smettere di battere questo fottuto occhio.
Secondo passo: esco a prendermi una pizza gigante. Alle nove di mattina. Non serve per l'occhio, ma per la mia anima.


giovedì 23 gennaio 2014

Porto di mare

La mia casa sta diventando un porto di mare.
Ogni giorno c'è un compagno di Diego che viene da noi.
Ogni santo, fottuto giorno devo driblare inviti e autoinviti e comunque mi ritrovo qualche marmocchio per casa.
Per carità sono felice per Diego, è bello che sia "gettonato", che abbia molti amichetti con cui giocare.
Stupida io che  mi preoccupavo della sua vita sociale tanto era timido e schivo.
Diciamo che questo problema  non si pone nemmeno.
Avrebbe tutte le carte in regola per essere "schifato" dai compagni.
E' introverso (?), timido (?), un po' asociale (?), fuori dal coro per sport e religione, spudoratamente "primo della classe", eppure ha successo.

Perche?
Me lo sono chiesta tante volte e credo che il motivo sia proprio che non gli interessa piacere.
E' sempre così: più cerchi di piacere a qualcuno e più questi ti ignora.
Se non te ne frega niente penderà dalle tue labbra.
A parte la psicologia da quattro soldi, il problema me lo becco io.
Perchè, diciamoci la verità, non tutti i bambini sono "simpatici". Diciamo pure che qualcuno è veramente insopportabile.
Diego giustamente ha una lista di preferiti che appoggio in pieno perchè odio chi dice che DOBBIAMO essere amici di tutti. E chi lo dice? Dove sta scritto?
A me spetta l'ingrato compito di rifiutare"gentilmente" gli inviti di quelli che non compaiono sulla lista. Sembra facile da fare ma non lo è affatto, perchè non so mai che scuse inventare. E poi quando dico delle cazzate mi si legge in faccia a lettere cubitali e mi dispiace.
E le mamme?
Ne parliamo?
Stai pur certa che la mamma del bambino a cui tuo figlio è più affezionato e proprio quella stronza che non riesci nemmeno a salutare.
Quindi sopporto benissimo (buahahahahah!!) le tre ore di bambini urlanti per casa ma non digerisco i dieci minuti prima e dopo quando devo conversare con le mamme.
Alcune sono molto carine e, dai mi sbilancio, mi sono pure simpatiche.
Ma certe hanno uno spessore morale e mentale di un'ostia assottigliata.
Non ce la faccio, ma mi sforzo per far piacere a Diego.
Spero che se lo ricorderà da grande.
Prima di abbandonarmi in qualche sperduto ospizio.

lunedì 20 gennaio 2014

La so!!

A quello che mi manda una mail al giorno per chiedere se conosco la combustione dei grassi...

SIIIIIII!! LA SO!!!!!

DATTI FUOCO!!!


giovedì 9 gennaio 2014

Se nasci mensola...(beato il soprammobile)

Avrei bisogno di un appoggio.
O, semplicemente, sapere di potermi appoggiare.
Come un soprammobile su una mensola.
Che se ne sta lì tranquillo e sicuro che la mensola lo reggerà, perchè è nata per sorreggere.
Ecco, quella senzazione di beatitudine del soprammobile mi manca.
Io, più che altro, mi sento aggrappata.
Come un gatto... (trattieniti Pat, respira e trattieniti....) sulle tende.
E non è la stessa cosa.
Aggrapparsi richiede prima di tutto uno sforzo fisico, e poi, non meno importante, un grande sforzo mentale.
Devi farti forza, credere nelle tue capacità, non mollare, stare sempre all'erta e non scoraggiarti mai. E poi considerare anche il fatto che "pesi" a quello a cui ti aggrappi.
Appoggiarsi è molto, moolto moooooolto diverso.
Sai che c'è qualcosa che ti sosterrà qualunque cosa accada.
Che tu non fai sicuramente la differenza nella storia, ma che ti puoi permettere di chiudere gli occhi, di non pensare a niente e di rilassarti. Dovrebbere essere bello. Magari un po' noioso, ma qualche volta ne sento veramente la necessità.
Ma, forse, se nasci mensola, sarebbe assurdo che tu possa trovare un'altra mensola su cui appoggiarti.

Credo di essere nata mensola.

P.s.: prima di appoggiarvi, controllate sul libretto d'istruzioni la mia portata massima, please.