martedì 22 dicembre 2015

Star Wars ha rotto i coglioni

Quando ci vuole, ci vuole!!
Non me ne vogliano gli amanti del genere, scusatemi sono ignorante (nel senso che ignoro).
Non ho mai visto un film della serie Star Wars e, francamente, vivo bene lo stesso.
Che poi sia un capolavoro della cinematografia ci posso pure credere, e comunque sbattermene.
Sono due mesi che ci tartassano con la pubblicità di sto cazzo di Star Wars.
Va bene il trailer che, per carità, è giusto che sia. E passino pure tutti i giocattoli a grandezza naturale.
Ma che qualsiasi, ma veramente qualsiasi, prodotto faccia riferimento a spade laser con l'inconfondibile musichetta di sottofondo non se ne può più più più.
E l'automobile, e il coniglio rosa delle pile, e quell'imbecille di Pif e i suoi telefoni.
Per dire: oggi pure la Balivo su Rai2 c'aveva la spada laser.
Capisco che quelle diecimilalire (facciamo venti toh) che i produttori spendono in pubblicità fanno comodo a tutti, ma di questo passo manca solo il farmacista travestito da Yoda e siamo a posto.

domenica 6 dicembre 2015

Situazione zoo familiare

Ad oggi siamo messi così...

Pistacchio (cocorita).
E' il veterano del gruppo, è con noi da tre anni ed è soprannominato "Highlander- l'ultimo immortale". Ha il becco storto che sembra che abbia un ictus in corso, ogni tanto glielo taglio per accorciarglielo. Un anno fa era praticamente morto, se ne stava tutto il giorno in fondo alla gabbia tutto arruffato e con le croste. Abbiamo passato una settimana al suo capezzale, ma non ne voleva sapere di morire. Poi ho cercato su Google qualche rimedio, l'ho spennellato di olio per due giorni che manco Gasmann nel suo famoso calendario e, non so se è culo (i credenti direbbero miracolo) o chissà cosa, è guarito. Qualche mese fa aveva una zampa gonfia, ma stavolta Google non ha saputo rispondermi e alla fine è rimasto con una zampa penzoloni, morta. L'altro giorno, si vede che si sentiva Rambo, ha preso a beccarsi la zampa morta e alla fine se l'è staccata. Quindi adesso ho una cocorita con il becco storto e su una zampa sola. Ma la mattina appena sorge il sole cinguetta come un giovincello. Secondo me è un cyborg.

Punky e Pinky (calopsite).
Le abbiamo prese due mesi fa. A dire il vero avevamo preso solo lui, ma è stato due giorni interi a fischiare come un antifurto e ci ha convinto a prendere anche la sua compagna del negozio. Da allora trombano tutti i giorni come ricci, ma di uova neanche l'ombra. O uno dei due è cucco o semplicemente dobbiamo dire a Piero Angela che non è vero che gli animali si accoppiano solo per riprodursi. La situazione è abbastanza imbarazzante anche perché li tengo in salotto e mentre guardo la tv, leggo un libro o passo l'aspirapolvere mi vedo questi che iniziano a trombare senza scrupoli. Ecco mi mancavano solo i pornopappagalli esibizionisti.

Gary (tartaruga)
E', o meglio era, il regalo della befana per Diego. L'avevamo presa piccolissima e sarà che da me si mangia bene o tutto il caldo dell'estate scorsa, era cresciuta tantissimo. Parlo al passato perché due giorni fa è scomparsa. Desaparecido. Approfittando di una bella giornata di sole Simone aveva spostato tutto lo zoo sul balcone. Alla sera ha rimesso tutti dentro, ma senza fare l'appello. E visto che Gary abitava al piano sotto del carrello di Pistacchio, Simone era intento a guardare che il veterano si tenesse aggrappato su una zampa e con il becco storto. Fatto sta che un'ora dopo ci siamo accorti che la tartaruga non c'era più. Era già scappata altre volte, ma non era mai andata oltre il corridoio. L'abbiamo cercata tutta la sera, dentro casa e sul balcone. Niente. Nessuna traccia. L'unica ipotesi plausibile è che sia uscita dal buco di scarico del balcone, fatto un pezzo di grondaia e poi bum! giù per il tubo come il cartone animato. Ho cercato nei pozzetti delle fogne ma, trascorsi due giorni, abbiamo ufficialmente dichiarato la sua scomparsa. Mi dispiace tantissimo, ci ero affezionata.
Ma mi chiedo: un animale normale no?

venerdì 20 novembre 2015

Overbooking

Sono in "overbooking", il mio cervello prende più pensieri di quelli che riesce a gestire.
Il tipo (il mio cervello intendo) probabilmente è un megalomane e non si rende conto di avere un numero massimo di seghe mentali  pensieri di cui può preoccuparsi.
Lui prende prenotazioni con una disinvoltura pazzesca, "Forza venite avanti che c'è posto..." grida dalla mattina alla sera e pure la notte. Peccato che poi non cè nessuno che rinuncia all'ultimo momento.
Ma la situazione è drastica: i seggiolini lato finestrino sono tutti occupati da un bel pezzo e gli altri si riducono drasticamente day by day. Se prima riusciva a gestire 100, oggi a malapena ne fa 60.
Sarà che è fuori allenamento, sarà che la modestia non è mai stato il suo forte, fatto sta che mi ritrovo con piensieri seduti sulle ginocchia di altri pensieri e così via fino a formare una piramide che manco le migliori cheerleaders.
La soluzione? Beh se la sapessi non continuerei a scrivere un blog.
Ho preso un'agenda, scrivo qualsiasi cosa, respiro e spero che prima o poi sti cazzo di pensieri scendano da qualche parte. E soprattutto dovrò essere brava a non prendere altre prenotazioni.

venerdì 6 novembre 2015

La valletta di Sanremo

Ore 7.45. Porto a scuola Diego con la felpa e il giubbotto.

Ore 10.00 Indaffarata dal "lavoro" di casalinga, maniche corte e via andare.

Ore 12.00 Riprendo Diego, in macchina si suda anche con una maglia di cotone.

Ore 14.00 Abbiocco sul divano, sento freddo e mi infilo una felpa.

Ore 16.00 Partenza per il campo di calcio. La felpa ce l'ho ancora addosso e la macchina è infuocata, sudo come un cammello.

Ore 18.30 Aspetto Diego dopo l'allenamento, per fortuna mi sono portata il giubbotto e il foulard, fuori dallo spogliatoio c'è un vento gelido proveniente direttamente dal Polo Nord.

Ore 19.00 Scarico dalla macchina nell'ordine: spesa, borsone del calcio, immondizia varia, bombe a mano e trik-trak. Ovviamente risudo. Mi spoglio quasi completamente per preparare la cena.

Ore 20.00 Finita la cena, rimetto la felpa che ormai il sudore s'è bello raffreddato addosso a me.

Ore 20.30 Faccio una doccia, mi riprende freddo. Mi vesto "antistupro": metto sù tutto il pile che c'ho nell'armadio, compresi i pantaloni infilati nei calzettoni.

Ore 7.00 Mi risveglio scoperta e mezza nuda perchè naturalmente con tutto quel pile rischiavo l'autocombustione e inconsciamente nel sonno ha prevalso lo spirito di sopravvivenza.

Dieci cambi in 24 ore.
Sono pronta per Sanremo.

P.S.: in compenso c'ho la voce a metà tra Camilleri e un trans brasiliano (il nome si addice).

giovedì 5 novembre 2015

Attività a rischio fallimento (se tutti fossero come me)

1. LA PARRUCCHIERA.
Porto i capelli cortissimi da sempre e ormai da non so quanto tempo me li taglio e tingo da sola. Non sopporto andare dalla parrucchiera, in vita mia non ne sono mai uscita soddisfatta. Passare tre ore con una tipa che si preoccupa perché teme che mio marito mi sgriderà quando tornerò a casa con i capelli rasati anche no. E poi la tinta che mi costa come se avessi i capelli di Jessica Rabbit e farmi pagare la piega è veramente una presa per il culo.

2. L'ESTETISTA.
I massaggi anticellulite potrebbero funzionare su di me solo se a farmeli fosse San Gennaro in persona, ma credo che anche lui si troverebbe in difficoltà.
Per i peli ho trovato il mio equilibrio: una lametta Bic ad una lama, della serie rischio il suicidio per dissanguamento, ma se ci prendi mano ci metti 3 minuti senza feriti gravi e passa la paura. Certo che se non la passi spesso potresti essere scambiata per una spazzola lustrascarpe.
Per i baffi la storia è semplice: una confezione di strisce mi basta per più di un anno, il dolore è lo stesso e pure il risultato.

3. L'ERBORISTERIA
Betulla, finocchio, tarassaco...tisane che promettono miracoli. Certo, è vero. Ma nessuno ti dice che dovresti bere almeno 2 litri di brodaglia al giorno. Due litri per ogni tipo. Per tutta la vita.
E la crema alla cacca di cammello che ti liscia la faccia come un ferro da stiro?
Se vogliamo aiutarci con la natura sono d'accordo, ma non diciamo cazzate grosse.

4. LA MERCERIA
Premessa:
a malapena attacco un bottone. Se ho un calzino bucato lo butto, vado dai cinesi e me ne ricompro un paio nuovo. Magari arricchiti di plutonio che quando li togli al buio fanno le scintille e succede qualche scissione nucleare che il CERN se la sogna.
Ci "devo" andare solo una volta l'anno, per la recita di Natale di Diego. O meglio, ci dovevo andare. Perché questo è l'ultimo anno delle elementari e di conseguenza l'ultima recita (e qui parte il coro "Alleluja, allelujaaaaaaaa"). Sono andata al negozio di merceria ieri mattina. Un'esperienza extracorporale. Davanti a me c'erano 6 dico sei persone in fila, praticamente il 2% della popolazione del mio paese. A farla breve, tra stoffe e merletti, ho aspettato un'ora e mezza. C'è stata anche una che ha passato dieci minuti netti a scegliere tre strass per l'importo esorbitante di 60 centesimi, che io per quella cifra non ti do nemmeno un calcio in culo. E invece la proprietaria era gentilissima e molto interessata al lavoro che doveva fare la sua cliente. Queste donne in fila davanti a me sembravano bambini in un negozio di caramelle, si guardavano intorno con le stelline negli occhi. Si raccontavano dei lavori che stavano facendo, chi una gonna, chi un maglioncino, chi le scarpette da notte (siamo nell'800???). Il mio cervello si è staccato da solo come il contatore della luce quando accendi lavatrice e forno insieme. Non ce l'ha fatta ed ha staccato l'interruttore generale. Al mio turno, nonostante dovessi prendere 5 cose diverse, ci ho messo 6 minuti. Ma quella strana sono io.

lunedì 26 ottobre 2015

Di dieta, amore e Nutella.

Devo dimagrire.
Lo dico in continuazione ma non lo faccio mai.
Dicono che ti deve scattare una molla per cui ti fai schifo e vuoi cambiare.
Ecco il problema.
Io mi piaccio anche se oggettivamente ho qualche tanti troppi  alcuni chili in più.
Mi voglio bene, di un bene immenso che potrebbe sembrare presunzione.
Non sono bella, lo so. Ma mi piaccio e questo è fondamentale.
Pensavo a mio marito che qualche anno fa pesava 111 kg.
Poi gli è scattata quella molla e nel giro di un anno e mezzo è dimagrito di 35 kg.
Da allora continua a mantenere il peso raggiunto con quella che io chiamo "la trilogia della morte": dieta-ginnastica-forzadivolontà. Naturalmente la mia è solo invidia.
Certo adesso lui si piace più di prima (anche se credo che non si piacerà mai totalmente), ma per me non è cambiato niente.
Lui è rimasto sempre lui.
Il profumo della sua pelle è sempre lo stesso.
Il brivido lungo la schiena che parte appena mi sfiora è identico.
E' chimica, non peso.
E' un po' come dire: "Ti piace la Nutella?".
Io amo la Nutella.
Che sia in un bicchiere di vetro o in un bidone di plastica, io amo la Nutella.
Perché allora diamo tanto "peso" al contenitore?

venerdì 23 ottobre 2015

Amici pappagalli

Faccio fatica a stringere amicizie. Tanta fatica.
Conoscenze da chiacchere e risate tante.
Amici zero.
Alcune persone mi considerano loro amica, nel senso che ascolto in silenzio i cazzi loro, empatizzo pure troppo, cerco di dare consigli a volte anche troppo sinceri, c'ho sempre una battuta per tirarli su di morale quando serve.
Ma io non ho amici.
Qualcuno a cui raccontare i miei pensieri più profondi, i miei sentimenti, le mie seghe mentali, i miei sogni.
Sono sempre troppo diffidente. Non mi fido e basta.
Mi sembra che a nessuno interessi quello che passa nella mia testa e nella mia anima.
Quando provo a lasciarmi un po' andare noto tutti i particolari dell'espressione della persona che mi ascolta e nessuno mi sembra veramente coinvolto. E allora me ne sto zitta ad ascoltare gli altri sfogarsi, oppure parlo di argomenti troppo superficiali o la butto a ridere. Conosco i segreti di molte persone, ma loro non sanno nulla di me.
Penso sempre che sono strana, mi dico "Dai cazzo Pat, buttati! Non sono tutti degli stronzi...", ma o sono sfigata (e io non credo alla sfiga) o veramente in giro c'è un livello di superficialità allucinante.
Che a me non basta.
Preferisco starmene così, a parlare con due pappagalli seduta sulla mia poltrona, piuttosto che svendere i miei pensieri a dei presunti amici.

PS: io sarò pure all'ultimo stadio della pazzia, ma a me sembra che i miei pappagalli (Punky e Pinky) mi ascoltino davvero...
Lui è Mister Punky.

lunedì 19 ottobre 2015

Le mie tasche

Stamattina mi sono svegliata con le tasche piene.
Niente soldi, solo qualche vaffanculo non detto.
Mi sento molto appesantita e se non li distribuisco velocemente mi rallentano il passo e i pensieri.
Il primo vaffanculo lo darei tranquillamente a chi, quando gli serve qualcosa, è svelto a comporre il mio numero di telefono.
Ma se poi deve comunicare qualcosa che interessa a me non sa come fare perché io non ho WhatsApp.
MA VAFFANCULO TE E WHATSAPP!!!

Un altro lo darei molto volenteri a chi ha sempre lo smartphone in mano, con gli occhi fissi sullo schermo e ad ogni trillo di sms/fb/twitter/uncolpochenonjepija scatta sull'attenti, smette di parlarti e controlla subito.
Ma quando le mando un messaggio io, mi risponde dopo 28 ore scrivendo "Oh scusa Pat, ho letto solo ora...". Fai più bella figura a dirmi che non te ne frega un cazzo o a non rispondere per niente.
MA VAFFANCULO TE ED IO che ogni volta che hai bisogno di sfogarti sono sempre pronta e a disposizione.

Adesso sto meglio.
Scusate lo sfogo.

giovedì 15 ottobre 2015

La femminilità

A me 'sta storia della femminilità è stata sempre sulle palle  incomprensibile.
Cos'è la femminilità?
Una chioma lunga e fluente?
Un tacco 12?
Una calza velata?
Un vedo non vedo?
Le tette di fuori?
Sculettare come se avessi la sciatica?
Una faccia truccata stile Halloween?

Io sono il cosiddetto "maschiaccio".
Ho i capelli rasati e vesto sportiva.
Piuttosto che parlare di scarpe e vestiti, mi intrattengo in chiacchere da bar con parolacce annesse.
Non mi trucco quasi mai e quando lo faccio è talmente leggero che nemmeno si vede.
I gioielli (diciamo bijoux) mi piacciono, ma poi li indosso poco. Mi appesantiscono, mi impicciano. Per dire, sono sposata da 13 anni ma non riesco ancora a dormire con la fede infilata.
Le borse non mi interessano, le uso solo per non avere le tasche gonfie di oggetti e di solito ne compro una (bancarella forever) che me la faccio durare finchè non si autodistrugge e quindi sono obbligata a comprarne una nuova. Va da sé che non è mai abbinata al look.
Descritta così sembro un cesso.
In realtà io mi sento molto femminile.
Ho la capacità di saper ridere della vita, so rimboccarmi le maniche per ottenere qualcosa, sono forte quando devo risollevare situazioni o persone, sono dolcissima con chi voglio. So essere stronza con chi non ha rispetto, fragile in alcuni momenti. Sono rock, sono sdolcinata, sono ribelle e perché no, anche sexy.
Sono intelligente, sono troppo sensibile.
Sono modesta ;-)
In una parola mi sento "donna".
E se la femminilità è qualcosa di superficiale legato solo al look, allora sono fiera di non essere femminile.

lunedì 12 ottobre 2015

Elogio della pigrizia.

Qualcuno si deve prendere la responsabilità di difendere la pigrizia.
Ma chi l'ha detto che la pigrizia è un difetto? E se non lo fosse?
E' sicuramente un immenso limite se è a livello mentale, culturale, di innovazione.
Ma fisicamente, che male c'è ad essere pigri?
Se uno non ha voglia di camminare/correre/sudare/faticare come dargli torto?
E poi, diciamocelo, un pigro non dà fastidio a nessuno.
Non ti obbligherà mai ad alzarti presto la domenica mattina per fare sport.

Non confondiamo il pigro con il fannullone, sono due cose ben distinte.
Il fannullone non vuole lavorare, ma sa sprecare energie per i cazzi suoi.
La pigrizia è un modo di vivere, è il non sentirsi obbligato a fare mille cose per ritenersi vivo o figo o per compiacere qualcuno.
Il pigro se ne fotte di non piacere e soprattutto si accetta per come è.
Il pigro non si sente "sbagliato", lo fanno sentire sbagliato tutte quelle persone che devono fare per essere o per apparire.
Il vero pigro, giusto per fare un esempio, è quello che mangia una banana al posto della mela perché si sbuccia subito senza coltello. Che il cocomero sarà pure buono, ma devo star lì a sputare tutti i semi.
Secondo me, la pigrizia andrebbe rivalutata.
E magari passare nella lista "pregi".
Ma io, naturalmente, sono un po' di parte.

venerdì 9 ottobre 2015

C'è grossa crisi! (cit. Quèlo)

Ieri mi chiama l'ennesimo operatore con l'ennesima offertissima solo ed esclusivamente per me.
Appena dico 'Pronto' sento il tipico sottofondo del call center.
Alzo gli occhi al cielo, implodo un bestemmione e il mio cervello cerca di elaborare velocemente la scusa che userò per riattaccare.
"Sono in galleria..." potrebbe andare.
"Scusi non posso parlare sono in riunione, potrebbe gentilmente richiamare?"...no questa no, si sente il rumore di piatti e forchette e, a meno che io non faccia una riunione con Cracco e Bastianich, non va bene.
"Pronto....pront...pr..nt...to...no...ento..." sì dai stasera uso questa, penso in un nanosecondo.

"Pvonto, signova Vo...(il mio cognome inizia per R), buonaseva, disturvo?"

Non ci volevo credere...io odio quelli con la erre moscia.
Toh, l'ho detta papale papale, senza tanta diplomazia (strano, di solito è il mio forte!).
Per carità sarà pure un difettuccio a cui nessuno fa più caso, anche se con un mediocre logopedista si risolverebbe abbastanza semplicemente, ma non sopporto quando sento qualcuno che parla con la "evve".
Io sarò pure esaurita ma cazzo, dico, c'hai sto difetto e va bene, ma ti dovevi proprio scegliere un mestiere basato solo ed esclusivamente sulla voce?

Già il tuo lavoro consiste nel rompere i coglioni alla gente, soprattutto a cena, almeno avessi una bella parlantina forse qualcuno potrebbe farsene una ragione.
Ma così non ti si può sentire!!

Non potevi fare l'idraulico che al massimo dicevi "Ecco fatto! Sono 200 euvo senza fattuva"?

Per fortuna c'è la crisi, che ultimamente è la migliore scusa per giustificare qualsiasi cosa.

P.S.: per la cronaca, non sono riuscita a dire niente. Ho chiuso la telefonata e basta. Che cafona!

martedì 6 ottobre 2015

Elogio del "Non lo so"

Riflettevo sull'affermazione "Non lo so".
Tempo fa non mi piaceva, forse perché da giovani era considerato un segno di inferiorità il non conoscere qualcosa.
Non sai qualcosa quindi sei ancora piccolo.
Non sai qualcosa allora non hai studiato, quattro.
Non sai qualcosa, sei stupido.
Ho sempre cercato di non rispondere "non lo so" a qualsiasi domanda su qualsiasi argomento. Preferivo pensare, ragionare e magari cercare di dare qualche risposta sensata.
Conosco molte cose su molti argomenti diversi.
Qualcuno mi chiama (poco simpaticamente) "tuttologa", in realtà sono semplicemente curiosa e ho buona memoria.
Ultimamente mi sembra (manie di persecuzione) che tutti si aspettino risposte da me.
Cosa è quello?... Come si fa questo?... Perché fa così?...
Molte risposte le so, molte le ragiono e alcune le improvviso.
Poi mi è venuta in mente questa frase meravigliosa: NON LO SO!
La sto rivalutando.
In sette lettere si racchiude l'umiltà più semplice, la consapevolezza dei nostri limiti.
"So di non sapere" diceva qualcuno qualche annetto fa, filosofia pura.
Così il "non lo so" si trasforma, me ne vanto e me ne frego se deludo l'aspettativa del mio interlocutore.
Da oggi lo userò anche per svicolare da qualche discussione a cui non voglio partecipare.
Forse smetteranno di farmi domande. Speriamo.

martedì 29 settembre 2015

La casalinga. Seconda parte.

Rileggendo la prima parte mi sono accorta che nel loop non ho inserito 'autista per allenamenti'.
Non vorrei mai che poi non comparisse questa mansione nel mio curriculum, ci tengo alla precisione.
Eravamo rimasti che come casalinga non mi so vendere.
Adesso mi spiego meglio.
Vedo moltissime casalinghe sempre indaffarate, che ogni volta che vai a casa loro o quando tornano i loro mariti dal lavoro si fanno trovare sempre a pulire il bagno, i pavimenti, fare le lavatrici.
Io invece sono il contrario.
Tutte le mie attività cerco di concentrarle quando a casa non c'è nessuno.
Non per mia comodità, ma perchè quando mio marito e mio figlio sono a casa ho voglia di passare del tempo con loro, di chiacchierare, di giocare.
Non mi va di togliere del tempo alla mia famiglia per le pulizie o la lavatrice.
La mia casa non sarà mai lucida come quella delle pubblicità (dannate pubblicità!! Rovinate la vita a migliaia di casalinghe, dovremmo denunciarvi...), ma posso tenerla decentemente pulita senza sottrarre tempo a nessuno.
Quindi cerco di concentrare tutto quello che ho da fare quando nessuno mi vede.
E questa è la prima grossa cazzata che faccio.
Quando Simone rientra la sera io sono lì ad aspettarlo con caffè e biscottini (naturalmente home made, tiè!) per poter parlare della giornata appena trascorsa.
Non mi vede (quasi) mai con la scopa in mano, sudata e ringhiante mentre impreco in sanscrito che il pavimento bianco non è stata un'idea molto furba.
E questa è la seconda cazzata.
Quello che faccio non è documentabile.
Cioè, dai, i vestiti sono sempre puliti e stirati, la casa è pulita, la cena è sempre pronta... mica vogliamo credere che gnomi benevoli hanno fatto tutto il lavoro al posto mio?
Però un conto è vedere e un conto è sapere.
Quasi quasi da domani metto una scopa vicino l'ingresso.
Appena arriva qualcuno mi alzo dalla poltrona e mi faccio trovare con la scopa in mano... ;-)

domenica 27 settembre 2015

La casalinga. Parte prima.

Da sette anni la mia attività principale è fare la casalinga.
Per scelta, per amore, per forza, per...comunque sia faccio questo tutto il tempo.
Diciamolo chiaramente: E' UN LAVORO DI MERDA. Secondo solo a quello di Babbo Natale
Innanzitutto perchè non è un lavoro, in quanto non retribuito.
Poi perchè gli orari sono da schiavitù: H24, 7 giorni su 7.
Niente ferie: 365/365.
Possibilità di avanzamento di carriera: zero.
Massima aspirazione: il folletto o, meglio ancora, il roomba.
Per il resto del mondo attivo sei e sarai sempre quella che non fa un cazzo tutto il giorno, che ha tempo da occupare in cazzate di vario genere e che quindi è sicuramente libera per farti un favore 'che tanto non c'hai un cazzo da fare'. (troppi "cazzi" nella stessa frase? Scusate la mia rigida educazione cattolica...).
Come se non sapessi come impiegare le ore della tua lunghissima, vuota e noiosa giornata.
Quando lavoravo (pure troppo) avevo sempre qualcuno pronto ad aiutarmi 'che, poverina, lavora tante ore ha bisogno di una mano'.
Tante mancanze erano concesse, anzi quasi tacitamente comprese e accettate.
In casa nessuno si aspettava niente di più di un pasto caldo al giorno giusto per sopravvivere e di una pulizia molto ma molto approssimativa. Il sabato era sabato per tutti e la domenica fuochi spenti e relax.
Per dire: ho perso il gusto del fine settimana.
Prima urlavo a squarciagola "E' VENERDIIIIIII!!!!!!" pregustando il meritato riposo.
Adesso tra un lunedì e un sabato per me cambia poco; ultimamente, poi, con Simone che lavora a giorni alterni è veramente uguale.
Lavo, stiro, cucino, pulisco.
In un loop da Cenerentola di merda.
E poi non ho proprio la mentalità della casalinga, non sono brava a vendermi.
Ma questo ve lo spiego nella seconda parte....stay tuned!!


domenica 20 settembre 2015

Di piccole cose

Metti in carica il mio lettore mp3, che la sera quando mi lascia a piedi sborbotto e mi lamento ma poi tanto sai che mi dimentico di ricaricarlo.

Quando sono un po' giù mi prepari la colazione all'americana con uova e toast, che sai come farmi sorridere di prima mattina.

Mi porti sempre un dolcetto ogni volta che fai la spesa, come a dirmi 'ti ho pensato'.
Parcheggi vicino all'ingresso, che sai che odio camminare a vuoto.

Dopo vent'anni ci mandiamo ancora sms come due fidanzatini.

Sai che un abbraccio vale più di mille parole, e a chiacchiere non sei certo bravo ma come abbracci tu nessuno mai.

Cerchi ancora la mia mano quando passeggiamo e questo mi fa sciogliere come quando avevo 15 anni.

Dici che sono una rompi e che non sopporti gli animali in casa, ma poi passi due settimane a costruire una gabbia per il mio nuovo pappagallo.

L'amore, quello vero, non è fatto di grandi gesti e troppe parole.
Ma di piccole cose.

domenica 6 settembre 2015

La mamma del Dixan

Lo so che sei solo frutto della fantasia di un povero pubblicitario con qualche problema irrisolto con la madre.
Altrimenti non c'è altra spiegazione.
Avete visto la nuova pubblicità del Dixan o di detersivi simili?
Una bambina spiega che la mamma è fantastica perché non perde mai la calma,  anche quando fa un pasticcio.
Questa allegra famigliola vive in una casa con pareti candide e mobilio tutto imbottito da cuscini anch'essi candidi.
Tutti i componenti (madre e due figli piccoli) vestono sempre e solo camicie bianchissime.
E i bambini così conciati fanno qualsiasi cosa. Mangiano gelati più grandi della loro testa, preparano ragù bolognesi che è una meraviglia.
Di reale c'è solo che si sporcano come maiali nel fango. E la mamma in tutto questo bordello cosa fa? Strilla, impreca, produce bava verde e minaccia?? Nooooo...lei sorride beata e lava tutto, che in confronto la mamma del Mulino Bianco sembra la strega di Biancaneve.
Ascolta cara bambina dello spot, devi sapere una cosa.
Tua madre non è fantastica.
Nella migliore delle ipotesi si droga, e anche pesantemente.
Oppure semplicemente è una grandissima deficiente.
Perché una che veste due bambini piccoli sempre di bianco e si circonda di imbottiti bianchi mentre elargisce sughi e gelati a palate non sta bene. Ha bisogno di cure immediate.
O siamo tutte stupide noi che ricopriamo il divano con teli improponibili, che compriamo gelati proporzionati alla bocca del ricevente?
E siamo cattive se ci scappa un "porca puttana hai macchiato pure 'sta maglia!!"???
Mio figlio ha 10 anni e ancora mangia la pasta al ragù a petto nudo, anche a dicembre.
E al posto di "mamma non perde mai la pazienza" dice "mamma qualche volta sbrocca di brutto".
Caro signor pubblicitario pagato da Dixan, se pensavi di farmi sentire una mamma di merda, non ci sei riuscito.
Se volevi convincermi a comprare il tuo prodotto per diventare una mamma migliore, non ci sei riuscito.
Smetti di drogarti e guarda in faccia la realtà.
Quelle mamme lì non esistono più nemmeno nelle pubblicità.

venerdì 28 agosto 2015

Il culo di Belen

Che abbia un bel culo è indiscutibile.
Anche io che guardo con la cataratta tutta femminile che mi fa vedere cellulite e cuscinetti anche sulle altre donne, mi inchino alle sue forme.
Che se avessi un culo così probabilmente anch'io andrei in giro a chiappe all'aria tutto il giorno.
Ma che ogni giorno, ogni santo giorno, ogni dannato giorno, ogni fottuto giorno che apro i siti di informazione per sapere cosa succede nel mondo mi devo ritrovare sbattuto in faccia il culo di Belen...beh mi sono proprio rotta le palle  stancata.
Che, per carità, non ce l'ho con lei.
Vive con il suo culo (che detta così poi...), ci lavora ore e ore in palestra e il suo è un mondo fatto di immagine.
Ma il "giornalista" che come didascalia scrive 'scatti rubati a Belen in vacanza a Inculoalmondo' non lo posso reggere.
Scatti rubati?
Rubati??? Sai cosa significa????
Innanzitutto quei scatti non l'hai rubati, ma ti sono costati fior di quattrini.
E poi una foto rubata è quella fatta di nascosto, all'insaputa del soggetto. Quella che fai durante la festa di compleanno di tuo figlio e viene sfocata o con gli occhi chiusi.
Se Belen è avvolta dalla migliore luce possibile che manco il direttore alla fotografia di Spielberg, con il suo culo in primo piano, in una posa innaturale come se avesse ingoiato un bastone (da notare la mia signorilità nel supporre che il bastone sia entrato dalla bocca e non da qualche altro orifizio) non mi puoi dire che è uno scatto rubato.
Ogni giorno apro i siti pregando di non vedere il suo culo, almeno per una volta.
Ma niente, forse c'è ancora qualcuno che si interessa di questo.
Appello a Belen:
stacca per qualche giorno, prenditi una pausa, concedici il tempo per farci tornare la voglia di vedere il tuo culo.
Altrimenti, come tutte le cose che si hanno sempre sotto gli occhi, il tuo culo diventerà insignificante.
E tu con lui.

mercoledì 26 agosto 2015

Leggera (sottotitolo: ritorno a fare dolci e pizze)

Finito il concorso mi sento leggera come se avessi perso 10 chili (non vi preoccupate non dimagrisco di un etto nemmeno se faccio lo sciopero della fame per una settimana).
Risultati:
nella prova scritta ho ottenuto il secondo miglior punteggio (e dici cotica!!), l'orale è andato bene, ma a quanto pare il mio curriculum vale poco più della metà del punteggio dei miei colleghi maschietti che lavorano seduti 8 ore al giorno in uno studio tecnico tra fame, schiavismo e alienazione neuronica. L'essere ferma (lavorativamente) da così tanto tempo non ha certo colpito la commissione, che se solo passasse con me una mia giornata tipo capirebbe cosa significa veramente "problem risolving", "orientamento alla collaborazione", "determinazione e perseveranza".
Comunque, polemiche a parte (tanto lo sapete che pianto chiodi per qualsiasi cosa), alla fine sono quinta in graduatoria.
Soddisfatta? Molto e soprattutto diciamo che è passata, ecco.
Ritorno (molto volentieri) a fare dolci e pizze, ma mi devo ricordare di aggiungere anche questo nel mio curriculum, che qualche punto in più sicuramente valgono. ;-)

P.S.: nella foto la mia torta zuppa inglese. Votazione: 10 e lode!

domenica 23 agosto 2015

In bilico

In bilico tra la paura di non farcela e il terrore di riuscire davvero nell'impresa.
In bilico tra la voglia (e il bisogno) di rimettermi in gioco e l'ansia del dover riorganizzare la mia vita e quella delle persone che amo.
In bilico tra quella che ero e quella che sono diventata.
In bilico tra il mio ego e i miei fottuti sensi di colpa.

Ho passato la mia estate così. In bilico.
Tutto è iniziato a maggio quando, per caso, ho partecipato ad un concorso pubblico per l'assunzione di un geometra.
Io che non ho mai fatto concorsi.
A dire il vero ho fatto solo un colloquio di lavoro in vita mia, a 19 anni, e mi hanno assunta subito senza tanti problemi.
Culo, non c'è altra spiegazione.
Adesso è diverso, sono sette anni che faccio la "casalinga".
Un po' per necessità, un po' non lo so nemmeno io.
Non riesco ancora a capire se è stata solo una mia pigrizia o una reale necessità della mia famiglia. Mi sono sempre convinta della seconda opzione, ma oggi è cambiata la prospettiva.
La necessità di un'entrata economica in più, Diego che ormai ha 10 anni, l'occasione giusta.
Partecipare ad un concorso non significa certo vincerlo, lo so benissimo.
Ma abbiamo presentato la domanda di ammissione in 75. Allo scritto sono stati accettati 45 candidati. All'orale siamo arrivati in 8. Capite che un po' ci spero e un po' mi intimorisce.
Che per me è già una bella soddisfazione essere arrivata a questo punto, una rivincita personale.
Una botta di autostima di cui avevo bisogno.
Che non sono buona solo a fare torte e pizze. Sono ancora in pista.
La prova orale sarà tra due giorni.
Altri pochi giorni in bilico e poi scendo.
Nel bene o nel male.
Anche se ancora mi chiedo cosa sia bene e cosa sia male.

domenica 9 agosto 2015

Delirando...

Se mai qualcuno se lo fosse chiesto, o augurato, non sono né morta né scappata in Brasile.
Sono viva e vegeta, ecco diciamo che con questo fottuto caldo riesco a malapena a vegetare.
(scusate la parentesi: ma quanti cazzo di picchi c'ha questo caldo di merda??)
Il pavimento del salotto, giusto davanti alla portafinestra, è diventato il mio letto, con tanto di bestemmie della mia povera schiena che si è costituita parte civile.
Le ore di sonno mancanti si fanno sentire tutte e considerando che amo l'inverno potete capire il mio attuale stato di salute mentale.
Ho giurato che al primo che a dicembre si lamenterà del freddo gli tirerò un pugno dritto sul naso (se lo farò veramente vi prego di dimenticare le precedenti righe, sarebbero considerate premeditazione).
Comunque...
Appena appoggio la testa sul letto a terra il mio cervello comincia a frullare che potrei preparare milkshake per tutto il paese.
Mi vengono idee brillanti per i post, penso 'questo sarebbe figo da raccontare, potrei dire questo e quello...' e il mio cervello inizia a scrivere virtualmente.
Frase dopo frase si forma il post nella mia testa. Penso 'domani mattina la prima cosa che farò sarà scriverlo veramente..' e poi... mi sveglio a pezzi con la grinta di un monaco tibetano e tutto svanisce.
Per adesso la colpa se la prende il caldo. Potrei semplicemente mettere il cartello 'chiuso per ferie', ma dovrei spiegarlo  al mio cervello stakanovista.
Intanto sogno i piedi congelati e i calzettoni di lana.
Sto delirando.
Aiuto.

sabato 27 giugno 2015

5 cose da cui capisco che sto invecchiando

1) Indosso la mia t-shirt preferita, quella degli AC-DC. E più che una ragazzina rockettara e ribelle sembro la sorella scema di Ozzy Osbourne.

2) Inutile fare la splendida e sciorinare tutta la mia conoscenza di Super Mario e dei Pokemon, il commesso di Gamestop continua a darmi del lei e a chiamarmi "Signora".

3) Quando vedo un bel ragazzo sui 25 anni invece di rifarmi gli occhi e sistemarmi i capelli penso "Chissà come sarà bello mio figlio a quell'età!".

4) Quei strani rumori che invadono il mio corridoio di notte non sono i fantasmi. Sono le mie articolazioni che fanno una sinfonia di rumoracci mentre cerco la porta del bagno.

5) Prima riuscivo a tirare fino alle 4 del mattino come se nulla fosse, fresca come una rosa. Adesso alle 11 di sera, stravaccata sul divano con gli occhi a mezz'asta penso solo "Ma quando cazzo finisce questo film di merda??"

mercoledì 17 giugno 2015

Latito, latito...

Latito dal blog. Non ho niente da dire o, forse, ho troppe cose e non so da dove cominciare.

Latito dalla vita sociale, dribblando inviti che manco fossi Cristiano Ronaldo.

Latito anche dagli impegni di casalinga, che se rimando a domani non muore nessuno.

Latito dall'attività fisica, che a malapena ho la forza di aprire una bottiglia di Coca Cola (senza caffeina, mi raccomando) figuriamoci di camminare per mezz'ora.

Latito dalla dieta, che un gelato è la migliore cura per corpo e anima.

Latito da me e dai miei sogni, che adesso non saprei proprio cosa raccontarmi e come giustificarmi.

Latito dai progetti che sono sempre stati alla base del mio modo di vivere, che per adesso mi basta il "qui e ora" poi vedremo.

E come canta Daniele Silvestri:
"E se io latito, latito, mica faccio un illecito..."

mercoledì 3 giugno 2015

Succede a maggio

Come spiegavo a Piky, nel mio tunnel il segnale arriva in ritardo e mi ero completamente scordata dell'appuntamento del "Succede a ...".
Comunque, dalla serie meglio tardi che mai, eccomi qui.
Ma cominciamo dall'inizio...
Il tunnel è stato una costante.
A volte era ampio e luminoso, altre volte buio e angusto, ma si sa che il mio cervello ha dei problemi di percezione.
Grossi problemi.
E soprattutto non esiste nessuna medicina, anche se sto prendendo seriamente in considerazione l'idea di drogarmi.
Messa come sono potrebbe solo farmi bene, tanto sono già devastata di mio.
Sto scherzando, è necessario che lo sottilinei?
Intanto ho ricominciato con la mia droga legale preferita: il gelato.
A causa della fottuta vita salutare avevo deciso di smettere di farmi di gelato optando magari per uno yogurt bianco (uguale vero?), ma sarà stato il tunnel, sarà stato il caldo improvviso, ho girovagato intorno al campo sportivo dove si allena Diego alla ricerca di una gelateria.
E vuoi il destino o la fortuna ho trovato una gelateria che fa il miglior gelato che abbia mai assaggiato in vita mia, e non per vantarmi, io ho un master in gelatologia.
Quindi 3-4 pomeriggi a settimana faccio tappa fissa lì.
E sto meglio, alla faccia della prova costume.

Stavo facendomi allungare i capelli, ero arrivata ad un rispettabilissimo caschetto.
Ma tra il caldo e lo scazzo stress ho fatto la cosa più semplice.
Li ho rasati. Proprio rasati.
Mi sono tolta una cuffia di peli dalla testa che mi surriscaldava il cervello impedendomi di ragionare liberamente.
E pace per tutti quelli che mi dicono che stavo meglio prima, che sembravo più "seria", che non ho più quindici anni.
Fanculo!
Adesso mi sento Pat, prima ero la brutta copia.
Prendere o lasciare, non sono in vena di trattativa.

Le conversazioni in casa hanno avuto sempre un argomento: lavoro e soldi.
Due palle è la cosa più decente che la mia autocensura mi permette di scrivere.
E non dico altro.

Il frigorifero è "svampato" e non ci voleva. Nella disperazione ci siamo comprati un frigo a due porte tipo americano. Non quelli modello astronave, ma veramente grande. Una figata. E ho riscoperto che a pagare a rate (e pure a tasso 0) non c'è niente di male.

Il mese si è concluso nel più strano dei modi, almeno per la mia famiglia.
Per la prima volta abbiamo lasciato da parte la sociopatia e siamo andati in gita con la scuola, genitori compresi. E ci siamo pure divertiti.
Ok, la situazione è più grave del previsto.
Devo provvedere rapidamente o rischio di passare l'estate sotto l'ombrellone a spettegolare con altre madri e a fare l'amicona con tutti, distribuendo inviti e diventando disponibile con tutti.
Nonononononono.....mi devo riprendere alla svelta!! :-D

sabato 16 maggio 2015

A volte mi chiedo...


Quando sei dentro il tunnel conviene continuare a correre nella speranza di vedere la luce
o fermarsi, guardarsi intorno e capire che tutto sommato con due mani di bianco e qualche poltrona e lampada Ikea potresti vivere bene anche lì?

lunedì 4 maggio 2015

Prima di dormire...

...faccio almeno un'ora di camminata veloce alternata anche a un po' di corsa, che il fiato sembra che regga.
Dopo una luuuunghissima doccia rilassante, mi spalmo la crema in ogni centimetro quadro del mio corpo, lentamente senza spiaccicarla a chiazze qua e là, con cura e movimenti circolari.
Già che ci sono perchè non farmi anche quella maschera (che poi  cos'era? Levigante? Idratante? Purificante???) comprata ormai troppi mesi fa e mai utilizzata.
Ho un po' di fame, ma è ora che ritorni a mangiare sano, che ultimamente mi sono un po' persa. Una bella insalata, o un frutto. Così mi sento rinfrescata e purificata anche dentro.
Ma la giornata è ancora lunga e dopo essermi dedicata alla cura del mio corpo devo pensare anche al dovere.
Ormai è arrivata la bella stagione e non ho più scuse; pulisco tutte le finestre, le persiane e toh! anche le zanzariere.
Una bella sistemata agli armadi (che il mio sembra uno scenario di una battaglia, persa naturalmente) e una pulizia accurata dentro e fuori.
I vasi del terrazzo mi chiamano. Da quanti anni i fiori sono scomparsi risucchiati da tutte quelle erbacce? Dai quanto ci metto a comprare e trapiantare qualche geranio? Fatto, guarda che bello, sembra un altro balcone. Certo, già che mi trovo, una bella pulita se la merita, dimenticato per tutto l'inverno.
Guardo in strada e vedo la mia auto. L'ultima volta me l'ha lavata Simone, riesumando da sotto i sedili veri e propri cimeli dell'antichità. Una pulita alla meglio e nemmeno la riconosco più. Pensa la faccia di Simone quando glielo dirò.
Ho tanto tempo ed energie, sono in formissima. Mi sento invincibile.
Potrei preparare quel dolce elaborato che ho visto su quel blog, oppure qualche piatto etnico che è tanto che dico di fare.........per fortuna mi addormento, mentre la mia testa continua a frullare tutto quello che potrei/dovrei fare il giorno dopo. In mezz'ora il mio cervello è riuscito a fare cose che rimando e rimando senza nemmeno un valido motivo.
E naturalmente la mattina mi sveglio con l'energia e la vitalità di un bradipo.
Zoppo.

giovedì 30 aprile 2015

Succede ad aprile

Succede che è già finito un altro mese e io me ne accorgo solo quando leggo il post di Mamma Piky.

Se ci penso bene questo mese è stato tutto all'insegna dell'incertezza.
E io odio l'incertezza perchè non puoi affrontare una situazione non definita. Quasi quasi ne preferisco una brutta ad una incerta. O forse no. O forse non sono sicura. O....
Il problema principale è sempre il lavoro di Simone, ecchevelodicoafare!
Il livello della mia vasca di ottimismo sta scendendo vertiginosamente e non riesco a mettere il tappo. I miei enormi magazzini si stanno esaurendo, così come il conto in banca.
Abbiamo dovuto fare tutti qualche rinuncia, che forse il termometro per il caramello non è una priorità della nostra vita.
La cosa peggiore è che, per la prima volta, ho dovuto spiegare a Diego la nostra situazione e per quanto non volessi piangere, i lacrimoni sgorgavano belli gonfi. Lui ha dimostrato tutta la sua maturità e sensibilità e mi ha riempita d'orgoglio. Che poi, cazzo, dopo un colloquio con le maestre come quello a cui ho assistito io un regalo se lo meritava e basta. A costo di mangiare pane e cipolla per un po'.

Ecco questo era  il magone che mi portavo ad Aprile (da notare il tempo dei verbi, perchè uno sputo di ottimismo ancora mi è rimasto), ma ci sono state anche cose belle.


Innanzitutto i colloqui con le maestre. Ancora gongolo, una soddisfazione enorme per me ma soprattutto per lui. Che Diego sia un bambino eccezionale lo sapevo, ma il mio giudizio è leggermente di parte. Sentirselo dire da tutte (ma proprio tutte) le maestre non ha prezzo.

Lo sport ha scandito il tempo anche a questo mese. E per paura di ritrovarci senza nulla da fare, Diego si è iscritto ad un torneo di calcio a fine giugno. Giusto per non perdere il vizio. Mi viene da piangere.

Diego si sta appasionando alle canzoni  in inglese, ma non le canzoncine per bambini.
Passa dalle nuove hit a Michael Jackson, dai Police agli AC/DC e così posso condividere con lui momenti bellissimi.
Dalla coreografia di Beat it, che Michael ci perdonerà dall'aldilà se non siamo agili e sciolti (ma neanche un pochino) come lui, ma ci divertiamo da morire.
A Diego che canta a squarciagola con parole inventate, che se solo lo sentisse la sua maestra avrebbe un mancamento.

Sono questi momenti che riempiono la mia vasca.
E fanculo al tappo che non si fa trovare.



martedì 28 aprile 2015

Attenzione: roccia "franabile"

Si aggrappano a me come un alpinista stremato cerca di sollevare tutto il peso del suo corpo e della sua stanchezza su una roccia sporgente.
Perchè credono che io sia una roccia dura e solida, difficile da scalfire.
Invece sono "franabile", come direbbero Aldo Giovanni e Giacomo.
Perchè frano, mica frio.
E frano di brutto, con un enorme tonfo a fondo valle.
Mostrarsi duri e forti non vuol dire esserlo.
Significa solo che quando hai preso tanti calci in culo dalla vita cerchi di non mostrarti debole e a terra, altrimenti i calci ti arrivano anche sui denti.
La roccia in realtà è una corazza che racchiude una fragilità infinita che dalla prima crepa cerca di uscire per non esplodere, come una pentola a pressione.
Forse mi hanno sempre sopravvalutato.
Mi dispiace deludervi, ma non sono forte per niente.
Ho solo imparato a sembrarlo.
A quanto pare ci avete creduto tutti.

venerdì 24 aprile 2015

Credo di aver bisogno di credere

Ho bisogno di credere.
Non ad un dio che veglia su di me e mi protegge, o ha cose più importanti a cui pensare quando chiedo il suo aiuto, o semplicemente gioca alle nomination come nel confessionale di un mega Grande Fratello.

Credo all'amore che mi gira intorno senza fare troppo rumore, che gli amori urlati e ostentati non mi hanno mai convinta.

Ho bisogno di credere che "Non può piovere per sempre", come diceva il protagonista de Il Corvo, che prima o poi 'ste cazzo di nuvole lasceranno il posto ad un sole splendente.
E il meteo non c'entra niente.

Credo che la verità verrà fuori senza che mi debba rovinare l'esistenza, devo solo aspettare ed avere pazienza.
Che i veri stronzi prima o poi salgono sempre a galla.

Credo che la musica abbia un potere immenso su di me, la mia giornata può cambiare in tre minuti di canzone.
E se mi basta così poco, sono la padrona del mondo.
O almeno del mio.

Credo nella forza dirompente di un abbraccio sincero, dello scambio di energia o di anima che avviene in un istante.

Credo nelle belle persone che troppo spesso se ne stanno nascoste scavalcate da quelle brutte. Ma ci sono e basta un loro sorriso o un loro gesto leale e sentito per ritrovarmi in armonia con l'universo.

Credo che correre non servi a niente, soprattutto se non hai una meta.

Credo che, anche se non sai dove andare, forse la corsa serve  a qualcosa.
Serve a scappare da un te che non riconosci più, troppo diverso da come ti immaginavi di essere quando fantasticavi sul tuo futuro.
Che magari non vai da nessuna parte, ma sicuramente sai dove non vuoi rimanere.
E corri.
Perchè quello a cui vai incontro non può essere peggio di un te che non sei più tu.

giovedì 16 aprile 2015

Una panchina sull'Infinito

Ho deciso di impegnare il tempo della durata degli allenamenti di Diego per fare qualcosa di utile: il nulla.
Dal niente possono nascere grandi cose, grandi idee.
Come dite?
Sono pigra??
Chi???
Io????
Noooooo...
Prima (certe volte) utilizzavo quel tempo per camminare.
Passeggiata veloce, per la precisione.
Ma era una costrizione, guardavo l'orologio ogni due minuti per vedere quanto mancava per fermarmi.
Certo la mia coscienza faceva i salti mortali dalla gioia, ma io mi rompevo parecchio.
Diciamo che erano 40 minuti di sofferenza, i più lunghi di tutta la giornata.
Il mio corpo non è fatto per muoversi velocemente, probabilmente in un altra vita ero un bradipo.
C'è chi nasce per correre (e io conosco qualcuno) e chi per stare fermo.
Che poi chi l'ha detto che solo alzandosi e correndo si possono fare cose belle?
Chi ha messo in giro questa stupida voce che chi si ferma è perduto?
Chi si ferma non è perduto.
Ha solo capito che se corri ma non sai dove cazzo stai andando, tanto vale fermarsi e guardarsi attorno.
E magari, cosa difficilissima, godere di quello che c'è.
La settimana scorsa, lasciato Diego al campo sportivo, vado a fare la solita camminata. Parcheggio, metto gli auricolari e parto. Era una giornata meravigliosa con un sole che risplendeva in un cielo limpidissimo. Mentre cammino guardo davanti o, al massimo, a terra.
Poi, un attimo, ho girato lo sguardo verso la vallata.
C'è da dire che Leopardi aveva ragione.
E il nome Colle dell'Infinito è più che azzeccato.
Quel panorama toglie il fiato.
E, anche se non sono un poeta, guardando quell'Infinito qualche verso lo potrei comporre anch'io.
Ma mi sono accorta che non mi stavo godendo quello splendore, tanto ero presa dal portare a termine il mio allenamento forzato.
Ho tolto la musica dalle orecchie e mi sono seduta sulla prima panchina.
Sono rimasta lì a guardare l'Infinito per un bel po' di tempo.
Mi sono isolata dal mondo e soprattutto dalla mia coscienza e da tutte le mie seghe mentali.
Credo di aver raggiunto un livello di benessere che mai avevo provato.
Ero tipo in trance, ma mi sentivo leggera e appagata. Sensazione meravigliosa.
E senza l'utilizzo di droghe.
No, chi si ferma non è perduto. Anzi.

lunedì 13 aprile 2015

giovedì 9 aprile 2015

M'aggia sfugà n'copp a sta cos'!!!!

Prima premessa: chiedo scusa ai miei amici napoletani. So come si pronuncia, ma non come si scrive.

Seconda premessa: non sono una maestra e non vorrei mai esserlo.
A malapena il mio sistema nervoso regge un bambino alla volta, per giunta mio consanguineo. Figuriamoci venti marmocchi estranei.
Grande rispetto per chi fa questo mestiere, così difficile, così importante e anche tanto criticato.

Diego a scuola è bravissimo.
Studia e fa i compiti con impegno e costanza che più che un decenne sembra avere sessant'anni.
Ecco, giusto per fare un esempio, a volte gli propongo di marinare la scuola e andarcene a fare un giro al mare e lui mi risponde che deve andare perché è giusto così. O_o
Ultimamente invece è un po' svogliato, senza entusiasmo.
Sarà la primavera?
Sarà che sente la stanchezza?
Forse.
Provo a formulare un'ipotesi.
Da più di un mese sono fermi a studiare gli Egizi.
Certo gli Egizi ne hanno fatte di cose e molto tempo prima degli altri. Grandi ingegneri, astronomi, meravigliose divinità...
Niente di tutto questo.
E' un mese che studiano sempre le stesse cose, cambiando parole o libri, ma sempre e solo le stesse cose.
E io ascolto sempre e solo la stessa lezione che puntualmente Diego mi vuole ripetere per farmi sentire se la sa.
Ora, provo a pensare razionalmente, sicuramente qualche bambino non ha ancora capito che la civiltà egizia si sviluppò lungo le rive del Nilo in quanto terre fertili ecc... ma non possiamo far studiare a tutti sempre le stesse nozioni, che poi, diciamocelo, se non sai un cazzo degli egizi campi uguale.
Sono esasperata! Mi dispiace vedere mio figlio cominciare a pensare che la scuola sia solo una rottura quando invece lui è sempre stato molto curioso ed interessato.
Dove sono gli stimoli?
Come può un bambino appassionarsi alla storia se la vive come una noia mortale?
In questo modo si rischia di far odiare questa materia.
Storia non è mai stata la mia preferita, l'ho sempre vissuta come un insieme di date e nomi da ricordare a memoria.
Invece è molto altro e molto di più, ma purtroppo l'ho scoperto da grande, fuori dalla scuola.
E' fatta di usi, costumi, divinità, grandi scoperte e meravigliose invenzioni.
Non conosco il motivo, non sono in classe con loro e non ho neanche le competenze per giudicare, mi limito solo a constatare quello che vedo.
La noia è nemica della conoscenza.
Nella speranza che i cretesi e i greci arrivino presto a casa mia, vorrei consigliarvi una serie di libri (è appena uscito l'ottavo) che invece hanno molto incuriosito Diego e l'hanno fatto appassionare alla storia.
Sono i "Viaggio nel tempo" di Geronimo Stilton.

Belli, educativi, interessanti e anche divertenti.
Perché la storia non sia più una materia noiosa.

Scusate lo sfogo.

lunedì 30 marzo 2015

Succede a marzo

Sempre da un'idea di mamma Piky

Prima di tutto ho avuto il coraggio di ammettere che sono felice, che sinceramente non mi manca nulla. Più passa il tempo e più me ne convinco.

Il lavoro di Simone è sempre più ballerino, per usare un termine carino.
E' una merda sarebbe più appropriato.
Continuo comunque ad essere felice e Simone crede che lo sia perché non voglio vedere i problemi. Forse.
O forse i problemi veri sono altri e sono capace di distinguerli.
Quindi o sono una deficiente patentata o sono un genio saggio e soprattutto incompreso. Chissà...

Diego ha mangiato un piatto di pasta con i piselli e uno di insalata nello stesso giorno.
Ma era una giornata di caldo straordinario e fuori stagione.
La congiunzione degli eventi porterebbe a pensare ad un'imminente apocalisse.

Le mie giornate continuano ad essere scandite dallo sport (degli altri).
Questo mese l'unica domenica che era fermo il campionato di calcio di Diego c'è stata la partita di rugby.
Allora ditelo che qualcuno mi sta prendendo per il culo e si diverte alla grande.

Diego è andato in gita a Bologna con la scuola, dalle 8 alle 19.
Praticamente il giorno più lungo della mia vita.
La sua gioia valeva tutte le ore interminabili di attesa.
Ma la sera sono andata a letto distrutta come se avessi lavorato in miniera.

La mia pigrizia sta vincendo sul mio ego.
Di solito scelgo di fare cose che so mi porteranno complimenti su complimenti che andranno a riempire il mio smisurato ego (o la mia immensa insicurezza).
Ultimamente, invece, scelgo di fare il minimo indispensabile e fanculo al mio ego (e alla mia insicurezza).
E vivo lo stesso.

La filosofia "sticazzi" mi torna utile in moltissime occasioni.
E vivo meglio.

sabato 28 marzo 2015

Come per magia

Il tubo di cartone della carta igienica rimane lì appeso, triste, smarrito e impaurito quando in un attimo, come per magia, ritorna ad essere avvolto dalla sua carta bianca e soffice.
Le ciabatte abbandonate sul tappeto del salotto, in bella vista in modo che chiunque entri in casa possa vederle come prima cosa, come per magia, raggiungono la scarpiera posta a due metri di distanza.
I vestiti che grazie alla forza di gravità si trovano a terra, sparsi un po' ovunque per casa, come per magia, vengono sollevati da una forza misteriosa e oscura (il CERN la sta ancora studiando) che li trasporta fino al bidone dei panni sporchi, dove finalmente possono riposare in pace.
La carta del gelato, il brick del succo di frutta, la confezione dei biscotti ... risultato di una sana merenda fatta in cameretta perché non si può perdere tempo a venire in cucina, come per magia, si ritrovano nella spazzatura, naturalmente nel pieno rispetto della raccolta differenziata.
Il cassettino che contiene le cialde del caffè usate si riempie come tutti i contenitori e anche abbastanza facilmente. Ma, come per magia, è sempre vuoto come se all'interno ci fosse un buco nero a risucchiare tutto.

Comunicazione per mio marito e mio figlio:
sono spiacente di dover rovinare la vostra meravigliosa convinzione che certe cose succedono per magia.
Forse la magia esiste.
Ma a casa nostra quella magia ha un nome semplice.
Pat.
A buon intenditore poche parole...

martedì 24 marzo 2015

Il percorso per diventare "mamma".


Più Diego cresce e più mi rendo conto che la mia figura viene percepita in maniera diversa.
Quando era piccolo i miei problemi principali erano il suo benessere, la mia stanchezza, la sensazione di inadeguatezza e betoniere di sensi di colpa.
Ma la mia figura non veniva MAI messa in discussione. Io ero la sua mamma adorata, insostituibile e senza cui non poteva sopravvivere.
Adesso che ha quasi dieci anni alterna fasi di bambino coccolone ad altre di ragazzo preadolescente che mette tutto in discussione.
E la maggior parte delle volte quella messa in discussione sono sempre io.
Passa con me moltissimo tempo e quindi è quasi normale che il confronto lo cerchi con me.
E poi, che ve lo dico a fare, il poliziotto cattivo sono sempre stata io.
Come vi dicevo qui, ultimamente mi chiama Indi.
Stamattina, invece, mi ha chiamato Soppy.
Quando ho chiesto spiegazioni mi ha risposto che i passaggi per arrivare a mamma sono questi:

siamo partiti da Straw (pronuncia: stro o_O)
In effetti fino a qualche mese fa mi chiamava così, ma ero convinta che fosse il diminutivo di fragola.
Ne andavo fiera. Sono una povera ingenua.

Logo (da logorante)
Questo nomignolo in verità l'ho portato solo pochi giorni, ma probabilmente (anzi no, sicuramente) era strameritato.
Non che me ne vanti in particolar modo, ma so riconoscere i miei difetti.
Questa parola ha fatto scattare un pulsante nella mia testa che mi ha aperto un mondo.
Effettivamente a volte (solo a volte però) esagero.
E puntualmente qualcuno me lo fa notare con tatto e gentilezza.

Indi (da indigesta)
Il più carino tra tutti, orecchiabile e familiare.
Soprattutto se mi chiamasse così in mezzo alle persone nessuno potrebbe mai immaginare il vero significato. Tranne voi che state leggendo.
Dovrei eliminarvi per questo, o farvi il flash tipo Men in black.
Vedremo.

Soppy (da sopportabile)
Nuovo nuovo, creato questa mattina sicuramente dopo un riposo riappacificatore con il mondo unito ad una congiunzione astrale particolarmente favorevole.
Suona bene anche se sembra un mangime per cani o una nuova marca di assorbenti ultra.
Per adesso mi gongolo del passo in avanti che ho fatto.
Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità (troppo pesante come paragone????).

Norma (da normale)
Ancora non ci sono arrivata e, se tanto mi dà tanto, non ci arriverò mai. Sinceramente non punto alla normalità, è una parola che odio. Nessuno è normale, facciamocene una ragione. Ma se servirà per raggiungere l'ultimo step sopporterò anche questo.

Ultimo (per ora)...
Mamma
Meravigliosa parola, soprattutto se pronunciata non per abitudine ma con consapevolezza del significato.

Forse ha ragione Diego, bisogna meritarsi questo appellativo.
Non ne abbiamo diritto solo perchè abbiamo partorito.

Ci lavorerò, ci sto già lavorando...

giovedì 19 marzo 2015

Questione di palle

Diego è anomalo.
A scuola è il più bravo.
Secchione si diceva ai miei tempi.
Dotato, dicono i maestri.
Di un altro pianeta, dicono i compagni che hanno smesso di competere.
Certo ha delle capacità di suo, in più ci mette impegno e serietà.
Io faccio la splendida e penso che abbia preso da me.
Ma...
Di solito il secchione è il tipo mingherlino senza muscoli, che non pratica nessuno sport oltre gli scacchi. Che a ginnastica a scuola è una frana e viene deriso dagli altri.
Diego invece è un super sportivo.
O me l'hanno scambiato all'ospedale o avrà preso dal padre.
Ama qualsiasi tipo di sport.
Il calcio e il rugby prima di tutto, ma anche basket, atletica, pallavolo, corsa, bicicletta.
Qualsiasi. 
Pratica sport tutti i giorni ed è un tipo atletico.
A scuola si distingue anche in educazione fisica.

Praticamente la mutazione genetica di un nerd.

Meglio così, certo.
Il problema è che la mia vita è diventata una palla.
Un pallone precisamente.
Tondo o ovale poco cambia.
Ormai le mie giornate sono scandite dagli orari degli allenamenti.
La domenica mattina ci svegliamo prima del solito per andare alla partita.
In tv si vede solo ed esclusivamente sport (a riguardo ringrazio Sky per non farci perdere nemmeno un campionato di calcio da qui al Burkina Faso).
Io, che odio lo sport sopra ogni cosa, mi devo piegare al cospetto di una famiglia di sportivi.

Vi prego ditemi che un figlio nerd era peggio.

martedì 17 marzo 2015

Ecco quello che non volevo dirvi...


Un mese fa avevo messo in pausa il blog perché mi ero bloccata.
Non riesco più a essere me stessa portandomi dentro questo segreto.
E non voglio più nascondermi.
La verità è molto semplice: sono felice.
Anzi no: SONO FELICE!!!
Ecco l'ho detto.
Sono riuscita e dirlo e a scriverlo.
Mi sento più leggera.
Per la prima volta in vita mia mi sento veramente felice.
Non che prima di adesso io non lo sia mai stata, ma in questo momento ne ho la piena consapevolezza.
Ed esserne consapevole è una cosa che mi fa una paura fottuta.
Come se dirlo a voce alta potesse risvegliarmi di colpo da un sogno. Qualcuno la chiama scaramanzia, qualcun'altro dice non si deve fare, come se ammettere di essere felice fosse un insulto nei confronti di tutti quelli che si lamentano.
Secondo il mio punto di vista ostentare la propria felicità è una cosa schifosa, ma poi ci ho riflettuto.
In questo spazio ho condiviso le mie emozioni. Ed è giusto che insieme a quelle brutte io condivida anche quelle belle.
Anche perchè altrimenti dovrei intitolare il blog "Le lamentele di Pat"e non mi sembra carino.
Non c'è un motivo particolare legato alla mia felicità e proprio per questo mi piace ancora di più.
Tutti siamo felici in momenti particolari (gravidanza, vincita al superenalotto...), ma quando tutto scorre normalmente è difficile definirsi felici.
Razionalmente (maledetta Pat sempre troppo razionale!!) non c'è spiegazione.
Ma sono felice e serena.
Punto.
Quanto durerà?
Non lo so e non voglio saperlo.
Voglio solo godermi questo momento.

martedì 10 marzo 2015

Aspettative

Nel mio percorso verso la liberazione (dalle seghe mentali) e soprattutto verso la felicità ho incontrato un ostacolo a cui non avevo mai dato peso.
Le aspettative.
Non tanto le mie nei confronti degli altri.
Sono troppo cinica e realista per riporre aspettative sulle persone intorno a me.
Ho imparato a godere di quello che riescono a darmi, nei loro limiti, senza sperare in nulla di più.
Diciamo che ho smesso di illudermi.
Posso considerarmi già avanti.
Il fatto è che troppa gente ripone delle aspettative su di me.
Io sono quella affidabile. Puntuale e precisa. Se mi affidi un compito o mi chiedi un favore sai che lo porterò a termine sicuramente, a costo di rovinarmi l'esistenza.
Io sono quella comprensiva ed empatica, che ha sempre una parola buona o un consiglio per tutti. Che può ascoltare ore e ore e ore senza sbadigliarti in faccia.
Sono quella con le spalle grosse, capace di tenere il peso di tutto il cielo.
E poi sono il pagliaccio che tira su di morale e sdrammatizza qualsiasi situazione.
Sono quella che spezza i silenzi in tante situazioni imbarazzanti.
E troppo spesso mi chiedo (inconsciamente purtroppo) cosa si aspettano le persone da me.
E sempre inconsciamente mi comporto di conseguenza.
Ultimamente invece mi accorgo subito di quello che la gente si aspetta da me. E non ho più voglia di fare la cosa giusta. Ecco qual è il problema, devo sempre fare la cosa giusta.
Per far star bene qualcuno, per non offendere nessuno, per non deludere le aspettative.
Sapete cosa vi dico?
E se il problema fosse che le aspettative su di me sono troppo alte?
No ... dico... per esempio, se io mi aspetto che Gabriel Garko passandomi vicino mi baci da togliermi il fiato e lui invece tira dritto che manco mi vede, mica me la posso prendere con lui, giusto? Forse (ma forse) sono io che ho delle aspettative assurde?
Stessa cosa nei miei confronti. Se gli altri si fanno dei film su di me, mica ci posso fare niente? O dovrei continuare a soddisfare tutte le loro aspettative?
Voglio essere io. Non voglio essere quello che gli altri si aspettano che io sia.
Li deludo?
Beh ... vi ricordate la mia nuova filosofia? :-)

sabato 7 marzo 2015

Una rinfrescata alle pareti...


Stamattina mi chiedevo: perchè casa mia è piena di colori accesi (forse anche troppo) e invece il mio blog è molto serio?
Sì, è vero che aveva un non so che di rock&roll che mi piaceva tanto ma, sarà l'avvicinarsi della primavera, ho sentito il bisogno di fare una bella pulizia generale.
E se proprio voglio fare un cambiamento, devo farlo a modo mio, senza mezze misure!
Quindi ecco qui il vecchio Beato chi c'ha 'n occhio con un vestito tutto nuovo.
Mi fa strano vederlo diverso, come quando qualcuno cambia gli occhiali e ti ci vuole un po' di tempo per abituarti.
Credo che mi rispecchi. Colorato, caotico, per niente elegante ma che mette allegria.
Spero vi piaccia.
Ah...dimenticavo...stavolta c'ho messo la faccia!

giovedì 5 marzo 2015

Qualcuno può (gentilmente) spiegare a ... CAP. 2

Qualcuno può (gentilmente) spiegare a mio figlio che non abita in un vano scala nè in un bagno del McDonald?
Sarà convinto che anche da noi ci siano luci temporizzate o fotocellule che attivano la luce solo se nella stanza c'è qualcuno?
Forse non sa che a casa nostra le luci sono comandate da quell'oggettino magico che si trova attaccato alle pareti e che si chiama interruttore?
Sembra impossibile ma così come si usa per accendere la luce, si usa anche per spegnerla.

Qualcuno può anche dirgli, sempre gentilmente, che per andare in bagno basta accendere il lampadario a soffitto e non necessariamente quello più le 10 luci dello specchio (non ti devi truccare nè fare la barba) e la vasca idromassaggio? Bravo, hai scoperto gli interruttori, ma non per questo li deve premere tutti insieme!
Ho rinunciato a ripetergli di spegnere la luce, giro per casa come un automa pigiando interruttori a destra e a manca senza accorgemene.
A volte anche quando c'è ancora qualcuno nella stanza.

giovedì 26 febbraio 2015

Succede a febbraio


Da un'idea di Mamma Piki

Dopo quasi un anno di tregua abbiamo ricominciato ad odiarci.
Io e lo sport.
E' più forte di me, io sono troppo pigra e lui non fa niente per rendersi piacevole.
Speriamo che con la primavera si possano risvegliare i vecchi bollori....ah no scusate....i bollori erano dovuti alla pressione alta!
Va bè, se ritorna la sintonia ok altrimenti potrò vivere anche senza di lui. Al suo posto mi faranno compagnia le maniglie dell'amore, che intanto si saranno trasformate in corrimani.

Lo sport (ancora lui, bastardo!!!) condiziona ormai le giornate della nostra famiglia.
Gli allenamenti si susseguono incessanti senza che Diego mostri il minimo segno di affaticamento.
Le cose sono due: o il suo spacciatore ha veramente merce buona o lui è una dinamo.
Comunque sia ha tutta la mia ammirazione condita da una sana invidia.
Se qualcuno mi invita una domenica a pranzo o a cena gli dico semplicemente di controllare il calendario sul sito della Lega Nazionale Dilettanti. Ormai hanno loro il controllo della mia vita.
Va da sè che nella mia adorata casetta in montagna potremo andare solo a campionato fermo (ecco, se avessi scritto questo post su un foglio di carta in questo punto trovereste il segno della lacrima).

Quando Diego torna da scuola parla a raffica e mi racconta tutto, ma proprio tuttotuttotuttotutto quello che è successo. Sono felicissima che mi voglia rendere partecipe della sua vita anche se il racconto di una ricreazione di 15 minuti può durare fino a un'ora.
Diciamo che non ha il dono della sintesi e gli piace "storieggiare". Simone dice che ha preso da me e credo che abbia ragione, ma non glielo dirò mai.

Ho scoperto che per insultare qualcuno non per forza devi usare parole volgari.
Mio figlio non dice MAI parolacce ('Dai Diego, culo non è una parolaccia, la posso dire?') ma usa termini molto incisivi.
All'ennesima mia richiesta di fare qualcosa mi ha detto che sono "logorante". O_o
Avrei preferito stronza, per esempio. L'avrei accettato e metabolizzato meglio.
Oltre a mamma e Pat (più spesso) adesso mi chiama anche "Indi".
Lì per lì avevo pensato ad Indiana Jones visto che un paio di mesi fa ci siamo sorbettati tutta la saga nel giro di due giorni.
Ma poi ho scoperto che è il diminutivo di "Indigesta".
Ecco mi mancava solo un figlio Pulitzer.




mercoledì 25 febbraio 2015

I matti hanno sempre ragione

Abito in una casa indipendente affiancata ad altre due abitazioni, lungo una via principale del mio paese.
Quella più vicino a me viene spesso affittata o rimane chiusa per diverso tempo.
In quella subito appresso abita lui.
Alberto, all'anagrafe.
Il matto, per tutta la gente che abita nella mia zona.
Avrà 55-60 anni, abita da solo e passa le sue giornate appoggiato al guard rail della strada intento ad urlare e a predicare, attorniato da un gruppetto di piccioni adulanti (per il mangime, non per i discorsi).
Naturalmente il soprannome che gli hanno appioppato è venuto da sè e non credo sia nemmeno tanto discutibile.
A volte quando ho le finestre aperte ascolto i suoi discorsi.
Alcuni non fanno una piega, certo magari se fatti con qualche essere umano dentro una stanza sarebbe meglio...però diciamo che non è uno che non ragiona.
Poi, va bè, nei giorni in cui è in forma ce l'ha con il mondo intero, gli immigrati (che prendono in affitto la casa che ci divide), i ladri, la mafia, lo Stato, il capitalismo, chi non ama i suoi piccioni ecc...
Una sua frase celebre, che rimarrà nella storia è:
"Morirò di fame, ma non c'è nessuno che mi comanda!" che per lui credo sia la massima espressione di libertà.
L'ha pronunciata in un periodo in cui io lavoravo almeno 12 ore al giorno, sempre di corsa, sempre in ansia, in affanno, sempre incazzata. Ma con un buonissimo stipendio.
Mi ha talmente colpito che mi ha obbligato a riflettere. Non vi nascondo che dopo neanche un mese mi sono licenziata. Certo i motivi erano tanti e diversi.
Ma lui con la sua filosofia "di strada" mi ha aiutato a chiarirmi le idee. Da allora io e mio marito non lo chiamiamo più "il matto" ma "il guru". E mi sembra giusto.

Stamattina ( l'ho visto particolarmente in forma) è già un'ora che urla.

Ho aperto la finestra...

"Pazzi, sono tutti pazzi!!!"

Anche stavolta credo che abbia veramente ragione.

lunedì 23 febbraio 2015

Rami e nuove filosofie

Dovrei creare un ramo del blog ed intitolarlo  
"Qualcuno può (gentilmente) spiegare a ..." .
Ci sono troppe cose che spiego e rispiego, dico e ridico, faccio e rifaccio, ma senza alcun risultato.
Come se non l'avessi mai dette. Come se non fossero già chiare abbastanza.
Non sono una tipa che ama i giri di parole, nè tantomeno le frasi edulcorate.
Chiara, precisa, diretta.
A volte forse troppo cruda, all'apparenza ineducata, senza filtri, ma non ti puoi sbagliare.
Quando smetti di parlare con me non avrai mai il dubbio 'Chissà come la pensa Pat?' o 'Chissà cosa significava quello che ha detto Pat?'.

Il primo capitolo potrebbe essere:

Qualcuno può (gentilmente) spiegare a ...mio marito che nessuno lo obbliga ad accompagnarci alle feste di compleanno dei compagni di scuola di Diego? 
A nessun genitore (tranne alcun masochisti fuoriditesta che meriterebbero un lungo discorso a parte e una cura pesante) piace partecipare a feste di compleanno di domenica pomeriggio, in stanze sovraffollate di mocciosi urlanti e poveri clown mal vestiti, con un'aria irrespirabile (pare che alcune cellule terroristiche utilizzino questi luoghi da incubatrice per nuovi batteri letali che serviranno per la distruzione di massa).
Con tanta gente che fa finta di essere felice di vederti ( ma... come... ieri davanti alla scuola nemmeno mi hai salutato!), con l'obbligo di parlare con gli altri genitori (ma, scusate, a febbraio si può parlare solo di influenza e virus intestinali? Con dovizia di particolari? Anche no, grazie.). E' una scocciatura, lo so. Ma Diego è contento di andarci e si diverte.
 Qual è il problema?
Potrò spendere tre ore della mia vita per portarlo in un luogo dove si diverte?
Che poi i sacrifici per i figli sono altri, non diciamo cazzate.
Non amo molto la vita sociale, non sarò mai una di quelle mamme che si mette a ballare il ballo del qua qua in mezzo ai bambini, non mi impongo di dover sorridere a tutti, ma se mi impegno riesco anche a passare un  pomeriggio piacevole.
Mio marito invece no. Già quando vede il bigliettino d'invito fa una faccia come se lo avessero invitato alla sedia elettrica. Poi continua tutta la settima a dire "Ma dobbiamo proprio andarci? Ma non possiamo saltare? Tutti brutti...tutti cattivi...speriamo che mi venga la febbre...". Il giorno stabilito comincia a mettere il muso 5 ore prima. Praticamente lui rompe 50 ore per un evento che ne dura 3. Vedete voi.
L'anno scorso l'ho "abbastanza" sopportato. Ma ad ogni festa era un supplizio. Già i compleanni sono una rottura in più si aggiungeva lui e le sue lagne.
Quest'anno ho sbottato. Gli ho spiegato chiaramente il mio pensiero, gli ho detto che è libero di venire o di restare a casa, che comunque a Diego l'avrei accompagnato io senza problemi. Che se una cosa non la vuole fare, non è obbligato e non frega a nessuno se non viene.
A questo punto vi chiedo: non era abbastanza chiaro il messaggio? C'è qualche passaggio che può essere frainteso?
Comunque, sabato abbiamo avuto un'altra festa. Le sue lagne si sono perse nell'aria e io ho smesso di spiegare il mio pensiero.
Visto che lui non vuole capire che in questa maniera rovina la festa a tutti noi (specialmente a Diego), ho messo in pratica la mia nuova filosofia di vita.
Vuoi fare il rompicoglioni guastafeste? 
(Modalità nuovafilosofia ON)
STICAZZI.

mercoledì 18 febbraio 2015

Un motivo in più

Passo gran parte della mia giornata a borbottare e a litigare con i vestiti.
Non perchè sia vanitosa o fashion victim.
E' che proprio li devo lavare, stendere, piegare, stirare, mettere a posto.
E siamo solo in tre.
A quelle donne che hanno più di un figlio vorrei dar loro un abbraccio forte. Hanno tutta la mia solidarietà.
Non ho l'asciugatrice (si accettano consigli), quindi se oggi piove ho la possibilità di scegliere se farli asciugare sui termosifoni per la gioia delle muffe (e di Diego che ne è allergico) o stenderli in garage.
Preciso che nel garage si registra un'umidità media pari al 95%, pertanto potrebbero rimanere stesi lì per giorni interi e quando finalmente saranno asciutti dovrò rilavarli perchè puzzano di cane bagnato (avete presente?).
Sono sul punto di dar fuoco a tutti i vestiti. Armadio compreso.
In un attimo di lucidità mi sono chiesta: ma perchè ci sono tutti questi vestiti da lavare?
Ora, la risposta che sto per dare sembrerebbe accanimento, ma vi giuro che non lo è. E' semplicemente il risultato di un'accurata osservazione scientifica.

La colpa è dello sport.

Che non amo qualsiasi tipo di attività sportiva è ben noto a tutti, così come è noto che ho (letteralmente) insultato mio marito-runner per più di due anni.
Stavolta però i miei pregiudizi non c'entrano.
E' davvero lo sport la causa della mia voglia incendiaria.
Facciamo il punto.
Non consideriamo i vestiti che indossiamo normalmente chi per andare a scuola, chi per lavorare e chi per smadonnare (indovinate?). Questi, secondo la mia ricerca scientifica, rappresentano una parte esigua del problema.
Simone va a correre in media 3 volte a settimana. Altre due volte fa l'allenatore di rugby. Se va bene pedala sulla cyclette per altre due volte.
In una settimana Diego gioca a rugby due giorni + eventuale partita e a calcio tre giorni+partita sicura.
Per chi non fosse ferrato con la matematica riassumerei con un 7 su 7 per entrambi.
Non voglio neanche farvi sapere come sono ridotti i vestiti del rugby.
Vi dico solo che giocano su un campo di terra fangosa.
Lascio immaginare il resto.
(A tal proposito vorrei pubblicamente ringraziare la mia lavatrice e i suoi filtri per non avermi ancora abbandonato. LOL)
Credevo di conoscere tutti i motivi per odiare lo sport.
Da oggi ne ho uno in più.

P.S.: per correttezza scientifica è giusto sottolineare che la maggior parte degli indumenti sportivi non devono essere stirati. Almeno quello.

lunedì 16 febbraio 2015

Antichità e sopravvivenza.

Forse un giorno vi spiegherò il motivo della mia pausa.
O forse non frega a nessuno.
Ma, come ogni cosa che scrivo qui, servirà a me.
Egoista, fottuta egoista.
Stamattina stavo per farlo, volevo raccontarvi cosa passa nel mio povero cervello, ma non sono ancora pronta.
Quando saprete di cosa parlo mi manderete a fanculo, sono sicura.
E forse me lo merito perchè sono veramente una grandissima idiota.
Comunque, cambiamo discorso.
Ieri sera parlando con Simone mi è venuta in mente una mia classica domanda senza senso e, probabilmente, senza risposta.
Faccio un preambolo.
Noi non usiamo nessuno smartphone. I nostri telefoni sono quelli semplicissimi da €15,90 che a malapena inviano sms e fanno chiamate. A me piace chiamarlo semplicemente telefono, fa chiamate, riceve chiamate e manda messaggi. Stop. Nient'altro.
In realtà è quello ci serve, ma a quanto pare siamo delle mosche bianche.
O emarginati, come preferite.
O antichi, volendo.
La verità è che non ho necessità di utilizzare il telefono diversamente.
Se devo mandare una mail, uso il computer.
Se devo fare una foto, uso la macchina fotografica.
Certo avere tutto a portata di mano è molto più semplice, ma le cose che migliorerebbero la mia vita sono altre.
E non esiste una APP per quelle.
E poi non usiamo nè facebook nè wazzup (per dire, ho dovuto digitarlo su google per sapere come si scrivesse).
Misericordia!!! Siamo proprio fuori dal mondo!!!
Aspetta....
o è il mondo che è fuori???
Premessa finita.
Ieri sera davanti la tv le pubblicità riguardavano principalmente smartphone e app. Dalle scommesse, alle banche, passando per calorie bruciate e giochi di ruolo.
E lì m'è sorta spontanea una domanda:
sono realmente una vecchia cretina che rifiuta il futuro o se un giorno tutto internet si andrà a farsi fottere sarò una delle poche persone a sopravvivere ad un suicido di massa?
Ai posteri l'ardua sentenza...

mercoledì 14 gennaio 2015

Sulla pubblicità

La tv in casa mia è quasi sempre spesso accesa.
Più un'abitudine che una vera e propria necessità.

A volte sono più attratta dalla pubblicità che dai programmi.
E questo dovrebbe far pensare.
Comunque, certi spot sono dei veri e propri film, altri sono talmente divertenti che speri li passino più spesso.
Altri sono di una genialità disarmante.
Certo alcuni sono stati creati da menti malate, o forse la mente malata è la mia che non li capisce.
Considerando che il 99,9 periodico% dei canali che vedo sono sulla piattaforma Sky, mi capita raramente di seguire le pubblicità sugli altri canali.
Ieri in uno zapping abbracciato alla noia mi sono imbattuta in spot che pensavo ormai estinti.
Sono delle pubblicità che definirei offensive.
All'intelligenza umana, intendo.
Veramente mi volete far credere che se indosso dieci minuti al giorno la vostra cintura vibrante, dopo poco tempo la mia pancia diventa come quella della modella?
L'unico modo per far uscire dal mio corpo una tartaruga è che io la inghiottisca. Intera.
Davvero pensate che posso credere che quella pancia lardellosa che mi fate vedere apparteneva al figo da paura prima che usasse il vostro attrezzo? Buahahahahah!!!
Poi, cara Sabrina (Ferrilli, ndP) smettila di dirci che l'offerta finirà sabato, se sono tre anni che dici che sta per scadere e poi la settimana successiva ce n'è una migliore!
A questo punto il divano me lo compro quando mi serve, tanto ci sarà sicuramente un'offertachenonpossorifiutare anche in quel momento.
Naturalmente, lo comprerò prima che scada.
:-)

sabato 3 gennaio 2015

L'inglese a volte serve.

A parziale modifica del mio pensiero di qualche post fa (solo gli stupidi non cambiano mai idea!), ho valutato come la lingua inglese possa venirmi incontro in certe occasioni.
Faccio qualche esempio.
Se dovessi descrivere la mia macchina direi che è una "scatoletta".
Già nelle nostre menti appare un'automobile piccola, forse anche bruttina, dove se ci entri in più di due persone dovete respirare a turno. Lo zaino della scuola riempie abbondantemente tutto il bagagliaio e le ruote sono grandi come quelle del Gaucho della Peg Perego (anche se quello è mooolto più figo!!).
Ma se ci penso un attimo...
Cazzo, ho una "citycar"!!!
Ed è tutta un'altra cosa. Adesso stiamo immaginando una macchina piccola, comoda da parcheggiare, scattante e giovane, adatta per la vita frenetica di una città che guarda al futuro.
Altro esempio.
Sono "cicciottella". Non sono obesa, ma ho qualche (???) chilo in più.
Chiudete gli occhi e vi vengono in mente quelle grassone americane che ingurgitano avidamente una ciambella fritta grande all'incirca come il vostro barboncino e bevono un milkshake da due litri, i capelli unti e sciatte da morire.
E se vi dicessi che sono una donna "curvy"?
Già immaginate una donna in carne, con le curve al posto giusto (che quelle "secche" sono tutt'ossi e nessuno vorrebbe mai abbracciare un manichino), un vestito vedononvedo, capelli fluenti e luminosi, sguardo languido e una bocca rosso baciamisubito. L'abbondanza sinonimo di bellezza, come nel dopoguerra.
Diverso, vero?
Tutto sommato questo inglese non è poi così male, potrebbe tornarmi utile in qualche occasione.
Per adesso, comunque, continuo a viaggiare su una Matiz portandomi dietro il mio culone.
Stay rock!!